NON SONO MORTI INVANO

La scuola “Manzoni Lucarelli”, in occasione del trentennale della strage di Capaci, ha organizzato un incontro con due importanti magistrati che hanno raccontato la loro esperienza a contatto con la mafia: la dottoressa Lia Sava, prima donna a ricoprire il ruolo di Procuratore generale presso la Corte d’appello di Palermo (ed è originaria di Bari!), e il dottor Marco Dinapoli (già capo della Procura presso il Tribunale di Brindisi e attuale Garante degli studenti presso l’Università di Bari) hanno risposto alle nostre domande. Erano anche presenti la dirigente della scuola, prof.ssa Maria Veronico, e la presidente del Muncipio 4 di Bari, prof.ssa Grazia Albergo.

La prima domanda, rivolta alla dott.ssa Sava, riguardava la sua professione che è considerata prettamente maschile: le abbiamo chiesto se fosse stata mai discriminata in quanto donna. Contrariamente a quello che molti di noi si aspettavano, la Sava ha affermato di non aver mai subito discriminazioni; piuttosto, la difficoltà che si è trovata a vivere è stata quella di conciliare il lavoro con la vita familiare.

Molte domande hanno riguardato il tema della paura nel contrasto delle organizzazioni criminali: per esempio, la dott.ssa Sava ci ha raccontato di aver provato qualche preoccupazione quando i suoi figli frequentavano i primi anni di scuola.  La domanda nasce spontanea: i magistrati che sono a contatto con la mafia, dove trovano il coraggio per affrontare il loro lavoro? La dottoressa Sava ha affermato che il senso civico di una persona che combatte contro la mafia, sia sufficiente a conferire coraggio per combattere questa piaga; purtroppo, secondo i nostri ospiti e al contrario di quello che sosteneva Giovanni Falcone, la mafia non è destinata ad estinguersi presto.

È stata sottolineata l’importanza dell’istruzione e della scuola nella lotta alla mafia: il dott. Dinapoli ha raccontato che tutti i pentiti da lui interrogati hanno ammesso che sarebbe stato meglio se fossero andati a scuola.

Ogni goccia di sangue gettata a causa della mafia è un passo avanti per l’estinzione di questa follia che ormai da troppi anni miete vittime innocenti. Ogni vita spezzata è ricordata da noi come eroica e speciale per il semplice aiuto donato per un mondo migliore.

Anita Lepore, 3^C scuola sec. I gr. I.C. “Ceglie – Manzoni Lucarelli”, Bari

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