Il ricordo di Rocco Dicillo tra i suoi ex-compagni di scuola

A trent’anni dalla tragica scomparsa di Giovanni Falcone e della sua scorta, la Redazione di BariSera News ricorda il giovane Rocco Dicillo in un modo insolito, raccontando la sua giovinezza tramite i suoi compagni di classe: Maria Grazia, Angela, Andrea, Antonio e Alessandro.

Per quanto tempo siete stati compagni di classe di Rocco?

“Quarto e in quinto, dall’81 all’83”.

Com’era a scuola, un bravo studente?

Alessandro: “Era piuttosto taciturno, arrivava da un’altra classe ma non ricordo se per una bocciatura o altro”.

Andrea: “Lo ricordo tranquillo, attento. Non uno sgobbone, dava il giusto senza sprecarsi”.

Avete un ricordo speciale di lui, riguardo i due anni insieme?

Angela: “Io ricordo in particolare i suoi bellissimi occhi. Maria Grazia potrà confermare [Ride, n.d.r.]. Aveva uno sguardo che diceva: io sono molto più maturo di voi. Ci guardava tutti come a lasciar intendere: siete più piccoli, non potete capire. Non con sufficienza però, con maturità”.

Maria Grazia: “Anche io ricordo bene i suoi occhi, ma soprattutto le sue lunghe assenze, per aiutare i genitori in campagna”.

Andrea, invece, conserva un episodio particolare: “Eravamo entrambi due appassionati motociclisti. Lui aveva una Ducati Scrambler 650, era più grande e aveva già la patente, io no. Decidemmo di marinare la scuola, io sottrassi a mio fratello un’Honda 400 Four e il futuro tutore della legge, a sua insaputa, si accompagnò con un amico motociclista sprovvisto di patente in un bellissimo giro in Valle d’Itria”.

Antonio: ”Io ricordo un giorno in particolare: compito di Chimica Industriale, arrivano i risultati del mitico professor Antonacci e inizia il normale confronto dei voti. Ristabilito l’ordine dal professore, poiché io e Rocco eravamo seduti vicini, separati solo da un corridoio, gli chiesi come fosse andata. Con la mano mimò un 4,5. La sua espressione però non era turbata. Secondo me questa maturità e riservatezza furono un monito per ciò che sarebbe stato poi il suo lavoro e il ruolo che gli venne assegnato”.

Qual è invece quel dettaglio che non viene mai ricordato, ma che voi tenete stretto?

Andrea: “Direi la passione per la moto, per quel senso di libertà che i motociclisti conoscono bene”.

Maria Grazia: “Io ricordo la tristezza nel suo sguardo. Essendo seduto diagonalmente dietro di me lo incrociavo spesso. Una volta gli chiesi cosa volesse fare da grande e mi rispose qualcosa di diverso dai suoi genitori, per dare a loro e a lui una vita diversa”.

Conoscevate la sua famiglia, sua madre Luisa o suo fratello Michele?

Andrea: “Suo fratello Michele è un collega [medico, n.d.r.] ed un motociclista come me. Spesso ci siamo incontrati e abbiamo ricordato Rocco”.

Angela: “Non fino a prima della cerimonia per la targa a Rocco, poi la maggior parte di noi ha conosciuto Michele. A scuola lo invitiamo in occasione dell’anniversario [Angela è insegnante nella stessa scuola che frequentarono quasi quarant’anni fa, n.d.r.], ma è difficile farlo parlare di Rocco, la famiglia è ancora molto risentita verso lo Stato”.

Siete stati voi, in seguito, a spingere per l’intitolazione dell’aula magna?

Angela: “Fu un’idea nostra, suggerita ad una associazione di ex-studenti della scuola, la Deade. Il nostro professore di Chimica Fisica, che si occupava di questa associazione, scoprì che Michele Dicillo viveva nella sua stessa palazzina dopo mesi di ricerche e riuscì a contattarlo per la targa in suo ricordo”

Angela: Tu insegni nella stessa scuola che frequentavi insieme a Rocco, ma negli studenti di oggi c’è ancora un suo ricordo? Si fermano a chiedere il perché della targa in aula magna, sanno del tuo legame con lui, della sua storia vissuta lì dentro?

Angela: “Certo che lo si ricorda. Sempre. Sistematicamente racconto davanti all’aula magna che Rocco era un mio compagno. Non tutti i colleghi lo sanno, i più giovani all’inizio sbuffano, ma ogni anno facciamo un incontro per ricordarlo. Lo scorso anno è anche intervenuta la sua ex-fidanzata. È stato un momento molto emozionante per tutti”.

Giammaria Biffi, 3^ ITIA/C, ITT “Panetti-Pitagora2, Bari

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