Bari. Uso e abuso degli immobili realizzati con i soldi dell’antimafia

Vi sembra che l’Italia riconosca la meritocrazia quale unità di misura per i meritevoli? A me pare proprio di no. Che scoperta direte voi. Intanto a mio parere c’è troppo assistenzialismo e questa potrebbe essere una causa contro la meritocrazia. Prendiamo ad esempio l’abisso tra due categorie di lavoratori: pubblico e privato. Capisco che la materia è ostica e urticante ma val la pena di parlarne. E’ pacificato che la bilancia pende a favore del pubblico impiego, sono molto, ma molto più protetti. Tuttavia ogni giorno i media parlano del cattivo andamento della pubblica amministrazione: sprechi, malasanità, mazzette,scansafatiche,controlli inadeguati, furbetti del cartellino, case popolari abusivamente occupate e chi più ne ha più ne metta.

Nulla di nuovo sotto il sole, solita demagogia, penserete. Però, c’è un però, e lo dico con franchezza, non mi sarei aspettato di leggere tramite le colonne della Gazzetta del Mezzogiorno che la Procura di Bari ha avviato una capillare inchiesta sugli immobili destinati al personale della pubblica amministrazione realizzati ai sensi della Legge 12 luglio 1991, n. 203 art. 18, concessi in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato quando è “strettamente necessario alla lotta alla criminalità organizzata, con priorità per coloro che vengono trasferiti per esigenze di servizio” – così dice la legge.

Gli immobili in questione, realizzati in Bari e provincia pare abbiano cambiato la loro destinazione. Si parla di un B&B, si parla di una donna “sistemata” ai domiciliari, si parla di immobili tramandati da padre in figlio senza averne diritto. Si dice tanto vedremo cosa ne uscirà fuori con questa ennesima inchiesta.

Gli immobili furono il frutto di provvedimenti di urgenza per contrastare la mafia e la criminalità organizzata grazie al quale molti dipendenti delle forze di polizia, dipendenti del ministero degli Interni e delle Prefetture riuscirono a trasferirsi con le famiglie senza subire contraccolpi di tipo economico. Stiamo parlando degli anni 90, anni in cui la mafia aveva lanciato una offensiva contro lo Stato Italiano a suon di omicidi eccellenti e attentati dinamitardi in Roma, Milano Firenze; sono gli anni degli omicidi di Livatino,Scopelliti,Libero Grassi,Falcone sua moglie e la sua scorta, Borsellino e la sua scorta, e molti altri.

Ora leggo che questi alloggi realizzati per scopi così importanti, sono diventati il bene ad uso e consumo personale, un vero degrado culturale. E chi ne ha beneficiato? Il dipendente pubblico! Bella cosa, anzi la solita cosa all’italiana. Già sento le campane dei detrattori “il dipendente pubblico è un privilegiato” – “il dipendente pubblico è pagato con le nostre tasse” –il dipendente pubblico può fare quello che vuole e non viene mai licenziato” – “la pensioni per i dipendenti pubblici sono più vantaggiose” – “ i rinnovi dei contratti ai dipendenti pubblici si chiude sempre in tempo” Santa verità! Mi sembra anche anacronistico ribadire che nella pubblica amministrazione c’è un sacco di gente che lavora per la comunità. Questo non fa notizia e me ne rammarico grandemente.

Quello che mi fa più rabbia e che si tratta di opere nate in un momento storico, lo Stato stava per essere soprafatto e ha messo in campo tantissime misure per contrastare il degrado culturale (leggi lotta alla mafia) che è anche il “luogo” dove crescono gli infami, dove cresce l’Antistato.

Che la Procura di Bari faccia le sue indagini, che si tiri su la saracinesca della verità e che i colpevoli paghino a caro prezzo i loro abusi, ma per favore non dite che i dipendenti pubblici sono una accozzaglia di spregiudicati e scansafatiche, molto onore va conferito a coloro che hanno a cuore il bene pubblico e io ne conosco a migliaia.

Ah, a proposito, se dovesse accadere che quegli immobili perdano definitivamente la loro destinazione, che facciamo li demoliamo o li diano ai comuni per dare un alloggio ai più bisognosi? Poi magari salterà fuori un’altra indagine dove si scoprirà che sono stati assegnati alloggi con sistemi clientelari. Signori un altro giro un’altra corsa.

Alla prossima.

Franco Marella

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