Nulla la delibera del Csm, sì all’incarico di Di Molfetta alla Regione Puglia

E’ nulla la delibera con la quale il Csm l’8 settembre scorso non ha autorizzato il giudice del Tribunale di Trani, Elio Di Molfetta, ad espletare l’incarico di Presidente della Commissioni di disciplina delle Aziende di Trasporto pubblico locale della Regione Puglia. L’ha deciso con sentenza il Tar del Lazio.

Preliminarmente i giudici hanno dichiarato improcedibile «per sopravvenuto difetto d’interesse» la parte del ricorso con il quale si contestava la delibera con cui il 21 aprile 2021 era stata negata al magistrato l’autorizzazione per l’espletamento dell’incarico; e tutto ciò in quanto il provvedimento originariamente impugnato è stato annullato in autotutela dal Csm. Successivamente il Tar si è focalizzato sui motivi aggiunti con i quali si contestava la successiva delibera dell’8 settembre 2021 contenente il diniego all’incarico.

Rispondendo alla deduzione del ricorrente secondo la quale l’incarico in questione non rientrasse tra quelli vietati ai magistrati, il Tar ha ritenuto che «la legge prevede espressamente che l’incarico possa essere assegnato, di preferenza, a magistrati, di tal che la fattispecie esula dall’ambito applicativo del divieto”.

E il fatto che l’incarico riguardasse i Consigli di disciplina di Società di trasporti che avevano sede e dipendenze in tutte le province pugliesi, fa venire meno la possibilità che lo stesso sia «astrattamente idoneo a far venire meno il rischio di interferenze tra l’attività giurisdizionale e l’incarico richiesto; soprattutto in quanto non è stato in alcun modo preso in esame dalla delibera impugnata, con conseguente sussistenza del dedotto difetto di istruttoria e di motivazione. L’ampiezza della discrezionalità dell’Organo di autogoverno in materia, infatti, presuppone comunque un’adeguata considerazione di tutte le circostanze di fatto rilevanti ai fini della valutazione dell’autorizzazione o meno dell’incarico, delle quali il provvedimento deve dare conto nel determinarsi sulla sussistenza dell’eventuale pregiudizio alla funzione giurisdizionale».

L’effetto è: accoglimento dei motivi aggiunti al ricorso principale, con annullamento della delibera impugnata.

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