2015. 71 persone trovate morte in un camion e mai identificate – 25 anni agli aguzzini

Il  27 agosto del 2015, 71 persone, di cui: 59 uomini, 8 donne, e 4 bambini – sono state trovate morte dentro al cassone di un camion parcheggiato in un’autostrada nel Burgenland, circa 50 chilometri a sud di Vienna, nei pressi della città di Pandorf, vicino al confine tra Austria e Ungheria. Da quel momento gli investigatori e i medici legali tentano di identificare i 71 cadaveri, ma è un lavoro faticoso e difficile. Nessun cadavere è stato mai identificato.

I cadaveri furono trovati già in stato di decomposizione, e non è chiaro quanto tempo siano rimasti nel camion. La giornata particolarmente calda e il fatto che il camion fosse stato lasciato al sole ha probabilmente accelerato il processo di decomposizione dei corpi. Le condizioni dei cadaveri erano tali da rendere impossibile prendere loro le impronte digitali e la maggior parte dei loro documenti era illeggibile. Un funzionario del governo austriaco, scrisse il Wall Street Journal, che i documenti di viaggio trovati sul camion suggeriscono che almeno una parte delle vittime sia di origine  siriana.

La squadra di investigatori e medici che se ne occupò non riuscì tuttavia a identificare nessun corpo. La maggior parte degli esperti al tempo dei fatti furono persone che nel 2004 lavorarono nell’identificazione delle vittime dello tsunami che colpì le coste thailandesi e indonesiane. Le indagini furono condotte anche a Vienna e Eisenstadt. I 71 corpi furono portati prima in ex una clinica veterinaria, a Nickelsdorf, vicino al luogo dove fu stato trovato il camion, svestiti; poi sono stati mandati a Vienna nel weekend per gli esami della polizia scientifica. A Vienna i medici legali raccolsero le impronte dentali, il DNA e segni particolari come cicatrici, impianti o tatuaggi: tutte le informazioni furono inserite in un software utilizzato anche dall’Interpol, un’organizzazione internazionale che facilita la cooperazione di polizia e il contrasto al crimine internazionale.

I vestiti e gli altri oggetti che le vittime avevano con sé furono invece rimasti a Nickelsdorf. I documenti ripuliti e i dispositivi elettronici, come cellulari e penne USB, furono analizzati alla stazione di polizia regionale di Eisenstadt. Un’ulteriore difficoltà fu data dal fatto che la polizia temeva che chiamando i numeri siriani trovati sui cellulari si potesse esporre a rischi le persone che si trovavano ancora in Siria. Per questo motivo gli investigatori si concentrano su numeri di telefono europei che potevano dare indizi sulla destinazione finale dei migranti.

Intanto fu stata creata una linea telefonica e un indirizzo email per raccogliere segnalazioni: gli investigatori ricevettero più di 200 descrizioni di persone scomparse, ma si trattò di un numero basso, probabilmente perché i parenti dei 71 morti erano bloccati in zone di guerra e tagliati fuori dalle comunicazioni. Famiglie preoccupate e amici arrivavano ogni giorno alle stazioni di polizia tenendo in mano le foto dei loro cari e donando agli investigatori campioni di DNA. Lunedì 31 agosto 2015 un uomo è arrivato da Hannover, in Germania,lontana 800 km perché temeva che suo fratello potesse essere sul camion.

In quei giorni in Austria arrivarono: molti però la consideravano solo una tappa per proseguire poi verso la Germania. La polizia austriaca iniziò alcuni controlli a campione lungo le strade di confine con l’Ungheria, alla ricerca di eventuali mezzi che trasportavano di nascosto migranti. Difatti dopo qualche settimana di serrati controlli , la polizia austriaca salvò da morte certa  24 adolescenti afghani chiusi in un piccolo furgone: le due finestre del veicolo erano oscurate e sigillate e il portellone posteriore sbarrato dall’esterno. L’autista, un uomo rumeno di 30 anni, fu arrestato.

Per questa immane tragedia furono immediatamente arrestate tre persone di origine bulgara in Ungheria. Si ritenne che gli arrestati potevano essere gli autisti del tir.

Tuttavia le indagini, condotte in parallelo dalla polizia austriaca e da quella ungherese, avevano consentito in breve tempo di individuare 14 uomini, presunti membri della banda di trafficanti responsabili della strage.  Dieci sono in fuga, 4 sono stati condannati a 25 anni di carcere – Loro sono i  principali imputati per cui la procura aveva chiesto l’ergastolo

Il peggiore dei condannati è stato accusato di “omicidio con circostanze aggravanti di particolare crudeltà”, considerato il capo della rete, l’afgano Samsoor Lahoo, che ha cercato di difendersi fino alla fine. Ma le intercettazioni lo hanno inchiodato, hanno detto i procuratori: “Se muoiono, lascia che li scarichino in una foresta in Germania”, . Di fronte a queste registrazioni, l’imputato, con un atteggiamento di sfida durante il processo, si è limitata a riferire che “non lo pensava”

Siamo nel 2022 e quella triste pagine è ancora aperta, nessun corpo è stato reclamato.

Franco Marella

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