La storia di Rosa della Corte. “La Mantide di Casandrino”

I fatti che sto per narrare riguardano una storia vera accaduta anni orsono che comunque passa attraverso la nostra Puglia poiché associata presso un carcere leccese. Barisera e il sottoscritto, come in un caleidoscopio fatto di luci, colori e immagini, faranno rivivere queste storie per sollevare il velo impietoso su fatti di cronaca il cui “movente” per quanto chiaro dal punto di vista legale appare pur sempre oscuro e impenetrabile tanto da domandarci: ma come è stato possibile? Buona lettura.

E’ il 4 aprile del 2003, Salvatore Pollasto viene trovato senza vita sul sedile di guida della sua Ypsilon 10. L’autopsia ricostruisce che il giovane alpino aveva i polsi legati quando è stato accoltellato dal sedile del passeggero. Salvatore è stato ucciso durante o dopo un rapporto sessuale, poi il suo assassino ha ripulito i sedili dalle impronte e si è allontanato con l’arma del delitto, il portafoglio e le chiavi dell’auto della vittima, per simulare un omicidio a scopo di rapina. Sui tappetini dell’auto, però, viene rinvenuto uno slip da donna.

L’allora fidanzata diciottenne, Rosa Della Corte, finirà in manette con l’accusa di omicidio. L’attenzione della polizia si concentra immediatamente su di lei. In quel paesino abituato ai delitti di camorra, le due coltellate letali che hanno sorpreso Salvatore in un momento di intimità rimandano immediatamente allo scenario passionale e lei, Rosa Della Corte, studentessa dell’Alberghiero, è la prima persona a cui chiedere conto.

Rosa è cresciuta in un ambiente semplice, prima di cinque figli nati quando i genitori erano ancora giovanissimi, è irrequieta e sogna di diventare una modella con lo scopo di andare via dallo squallore della provincia. A 18 anni, grazie al suo fisico statuario, aveva già sfilato per alcune linee di abbigliamento. Tanti corteggiatori, pochi amici e un grande vuoto di solitudine. Poi era arrivato Salvatore, che l’amava e teneva a lei.

La ragazza racconta tutto con semplicità agli investigatori che la sentono in qualità di testimone sin dalle prime ore di indagine. Racconta delle sue trasgressioni, delle relazioni con altri uomini avute mentre era giá fidanzata con Salvatore e la bisessualità. Immediatamente vengono convocate le persone menzionate dalla ragazza e chiamate a confermare quanto dice, ma non solo: gli investigatori vogliono conoscere le abitudini sessuali di Rosa.

Rosa parla con gli investigatori e con disarmante candore ammette di essersi appartata nella stradina buia con il fidanzato in cerca di intimità nelle ore precedenti alla tragedia. Cosa è successo poi? Lo ha accoltellato? La diciottenne nega, racconta di essersene andata sbattendo la portiera dopo l’ennesima sfuriata di gelosia esplosa durante un momento di intimità. Da testimone diventa accusata omicidio.

Le indagini si indirizzano verso le strane pulsioni della ragazza e nel frattempo, gli amanti della ragazza  vengono convocati per confutare i costumi sessuali di Rosa. Si scopre che la ragazza aveva un certo gusto per il sesso violento: graffi, morsi, modi rudi, ma nessuno di loro conferma che fosse sua abitudine ammanettare i polsi del partner.

Rosa diventa  “La mantide di Casandrino’, la dark lady di periferia, la vamp assetata di vita e di emozioni, la donna gelida mai sazia di nuove relazioni, la manipolatrice. Un ritratto raffigurato prima dalla stampa poi dall’accusa, secondo la quale Rosa non avrebbe mai provato alcun rimorso, tanto, che nei mesi successivi alla tragedia non aveva mai abbandonato lo stile di vita che aveva avuto durante la relazione con Salvatore.

Mancano le prove di laboratorio, però: non c’è traccia dell’arma del delitto e sui vestiti della ragazza, lavati la sera del delitto con candeggina, non ci sono tracce di sangue. Perfino uno dei testimoni chiave, il metronotte che la riaccompagnò a casa quella sera, non aveva notato macchie rosse né sulla maglietta, né sui pantaloni. Il castello indiziario, però, è sufficiente a confermare la colpevolezza della ragazza in tre gradi di giudizio.

La sentenza stabilisce che Rosa ha ucciso, ma senza premeditazione, eppure il movente appare alquanto controverso. ‘‘La mantide’ avrebbe ucciso in uno scatto d’ira sopraggiunto quando Salvatore aveva interrotto il rapporto amoroso, a suo dire, dopo l’ennesima sfuriata di gelosia.

La ragazza viene cosí condannata a 18 anni di reclusione. Ma non solo. Nel giugno del 2020, alla donna ormai 35enne, verrá inflitta una ulteriore condanna a 13 anni, per aver tentato di strangolare con un laccio un’agente penitenziaria. Dal carcere Leccese viene quindi trasferita in quello di Potenza e da qui il tentato omicidio. Il 21 dicembre del 2015, con un pretesto, Rosa e un’altra detenuta riescono ad uscire dalla sala socialitá e prendono alle spalle un agente donna che riesce a salvarsi contrapponendo una mano tra la gola e il laccio.

Rosa tuttavia si è sempre proclamata innocente.

Franco Marella

 

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