A chi dare gli acquedotti?

Alla vigilia dell’insediamento di un nuovo Parlamento le forze politiche che vi si vorrebbero sedere dovrebbero chiedersi come impostare la futura politica economica e quindi come evitare che in futuro accada nuovamente che il rincaro delle forniture di prima necessità mandino in fumo ogni possibilità di ripresa. Tra esse l’acqua ha certamente dell’emblematico. La sua abbondanza ed economicità sono la precondizione minima di ogni sviluppo. Serve investire in modo da prevenire ogni eventuale penuria e quindi ogni spreco garantendone la sempre maggiore economicità sia per i consumatori che per le imprese.

Questo è lo scopo unico possibile di una qualunque gestione dell’acqua,

Invece si sente sempre la solita questione se debba essere privata o no. Ma se non è privata perché la si deve affidare ai politici che sono ancora più famelici dei privati? Domanda non solo senza risposte ma mai posta!! 

Per acqua pubblica si intende degli utenti non dei politici. L’anima del referendum che ha sancito la non privatizzazione degli acquedotti non è stato un plebiscito a favore della politica che ha permesso ai politici di governare liberamente questo settore aumentandone a dismisura le tariffe. Chi ha votato per il diniego di privatizzazione voleva che non si facesse profitto su un servizio che per la sua essenzialità non poteva essere esposto alle incertezze del mercato.

Il referendum ha gridato alto e forte che non si può lucrare sull’acqua!

Quindi qualche partito che volesse rappresentare quest’idea della stragrande maggioranza dei cittadini dovrebbe elaborare una proposta ad hoc che risponda a queste minime esigenze: lotta alla penuria ed economicità (crescente nel tempo) del servizio; cioè: utilizzazione di ogni eventuale plusvalenza per nuovi investimenti e non per nuove assunzioni clientelari e men che meno per regalare dividendi alla politica. In sintesi: i soldi dati ai gestori dell’acqua per pagarla devono rimanere degli utenti; in ogni caso.

Ovviamente questo significa che la gestione deve essere affidata a persone di nomina popolare e non certo politica…

Ovvio? Tanto è ovvio che nessuno dei partiti o dei loro esperti hanno minimamente immaginato o voluto immaginare una cosa del genere. Invece si riempiono i giornali di alleanze ed epiteti sapendo che le questioni di fondo rimangono nell’ombra e nel segreto delle stanze dei bottoni.

Quindi perché strapparsi i capelli sulla questione dell’acqua pubblica? se sarà affidata alla politica -come adesso- ci faranno la cresta esattamente e forse più di come farebbero i finanzieri. E saremo in difficoltà economica per sempre!

CANIO TRIONE

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