Mobbing scolastico, cos’è?

Tra qualche settimana riprende la scuola e insieme vecchi e nuovi problemi. Oggi parleremo del mobbing scolastico. Una nuova versione del bullismo o un nuova moda (deprecabile) sociale? Dallo studio condotto da esperti de studiocataldi.it le seguenti riflessioni.

Il mobbing scolastico consiste in un insieme di atti persecutori volti a denigrare, emarginare, minacciare o umiliare pubblicamente uno dei membri del gruppo-classe (alunno-studente) di cui fanno parte anche i mobbizzatori. Scopo di questi atti è quello di indurre il soggetto ad allontanarsi dal gruppo, facendolo sentire inadeguato all’ambiente.

A complicare l’individuazione del fenomeno del mobbing scolastico sono poi le somiglianze e i punti di contatto con il bullismo. Spesso infatti si compie l’errore di confondere i due fenomeni, vero infatti che sono correlati tra loro, vero anche però che non presentano le stesse dinamiche. Essi si distinguono inoltre per la diversa gradazione di angherie perpetrate ai danni della vittima.


Il bullismo riguarda nello specifico soprattutto vicende che vedono da una parte un gruppo di studenti, solitamente organizzato e dall’altra la vittima, che viene percepito come l’anello debole della catena. Per questo l’equilibrio mentale della vittima è la prima cosa da salvaguardare. L’esperienza del mobbing scolastico infatti rischia di trasformarsi in un trauma con conseguenze sul futuro approccio che l’individuo avrà nei confronti della società a cui appartiene.

Per quanto riguarda le caratteristiche del mobbing scolastico, esso presenta, in parte, le stesse peculiarità del mobbing perpetrato nell’ambiente di lavoro. Per considerare integrato il mobbing scolastico occorre infatti la compresenza dei seguenti elementi:

·       le condotte vessatorie devono essere reiterare e protratte per un certo periodo di tempo;

·   – la vittima, in conseguenza delle condotte mobbizzanti deve riportare danni di natura psicofisica dimostrabile;

·     –  tra le vessazioni e i danni alla salute che colpiscono la vittima deve sussistere un nesso di causa;

·   – il soggetto o i soggetti mobbizzanti devono agire con l’intenzione di perseguitare la vittima. La persecuzione prende l’avvio dal ” leader”, un membro del gruppo che si dimostra autorevole e che sente il bisogno di dominare l’ambiente circostante, spesso perché prova invidia e risentimento nei confronti non tanto della vittima, ma a causa di abusi psicologici subiti durante l’infanzia. La maggior parte della classe o del gruppo di cui fa parte il leader finisce per schierarsi con lui e, pur non intervenendo direttamente nei comportamenti mobbizzanti,mette in atto sorta di ostracismo nei confronti della vittima emarginandola, deridendola e colpevolizzandola.

Sempre in ambito scolastico si può verificare anche un’altra forma di mobbing (dall’alto) in cui un insegnante prende di mira un allievo, lo denigra, lo perseguita, gli attribuisce votazioni negative ingiustificate e adotta provvedimenti disciplinari nei suoi confronti senza alcun motivo.

Il motivo che fa scaturire questo atteggiamento è spesso futile, legato a un semplice senso di antipatia nei confronti di un particolare studente. In questo caso la vittima subisce un trauma derivante dall’impossibilità di difendersi, rinforzato dall’abuso di potere che comunemente si manifesta da parte del mobbizzatore. Lo studente è così portato a chiudersi in se stesso, senza possibilità di discutere del problema con altri compagni di classe o con i propri genitori per timore di non ricevere il giusto aiuto o, nel peggiore dei casi, di essere identificato come un bugiardo che inventa scuse.

Detto questo, il mobbing scolastico è punibile? La vittima ha diritto a un risarcimento dei danni subiti?

In merito possiamo dire che il mobbing scolastico praticato dall’alto, ossia dall’insegnante all’alunno, trova tutela nell’articolo 572 del Codice Penale, che prevede la pena della reclusione da tre a sette anni per chi maltratta un minore o una persona sottoposta o affidata al soggetto agente per ragioni di educazione. Pena che viene aumentata se il maltrattamento avviene in presenza di altro minore o di un disabile, ipotesi queste che possono ben configurarsi in un istituto scolastico.

Quando sono i coetanei a tenere atteggiamenti ostili nei confronti della vittima, ossia quando si è in presenza del mobbing scolastico alla pari, occorre verificare di volta in volta le fattispecie di reato integrate dalle condotte, che possono tradursi in diffamazione, minacce e lesioni, ecc. Non esiste infatti una fattispecie di reato specifica dedicata al mobbing scolastico, ma denunciando l’accaduto si avviano le indagini necessarie alla individuazione e conseguente punizione delle condotte penalmente perseguibili.

Non è semplice per un genitore capire lo stato emotivo dei propri figli ma credo che dovremmo tessere una vera rete di intenti e interessi tra studenti,istituzione scolastica e genitori al fine di prevenire fenomeni come il mobbing e il bullismo.

Franco Marella

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