Confartigianato: rischio ecatombe per le aziende italiane se la politica on corre ai ripari

«Rischiamo una ecatombe di imprese». Confartigianato stima «l’impatto sempre più vasto e pesante della folle corsa dei prezzi di gas ed elettricità sulle aziende di 43 settori» e rilancia l’allarme aprendo, in vista del voto, una serie di incontri con i leader politici. La sintesi, di una analisi settore per settore e regione per regione, è in numeri che spaventano: «Il caro-energia mette a rischio 881.264 micro e piccole imprese con 3.529.000 addetti, pari al 20,6% dell’occupazione del sistema imprenditoriale italiano». A parlare di rischio ‘ecatombe’ è il presidente Marco Granelli, che avverte: «Servono interventi immediati ma anche altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare una crisi senza precedenti». Confartigianato invoca misure di emergenza come «l’azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, la proroga e l’ampliamento del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre – prosegue Granelli – va fissato un tetto europeo al prezzo del gas e va recuperato il gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico; vanno anche sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in particolare per creare comunità energetiche e per incrementare l’autoproduzione». Poi, «la riforma della tassazione dell’energia che oggi tocca il 51% della bolletta e che penalizza con maggiori oneri proprio le piccole imprese che consumano meno, in barba al principio ‘chi inquina paga’». Secondo le stime «la regione più esposta ai disastrosi effetti del caro-energia sull’occupazione delle piccole imprese è la Lombardia: a rischio 139mila aziende con 751mila addetti». Poi Veneto (dove a soffrire sono 77mila piccole imprese con 376mila occupati), Emilia-Romagna (72mila con 357mila occupati), Lazio (79mila con 304mila occupati), Piemonte (62mila con 262mila occupati) Campania (77mila con 240mila occupati), Toscana (63mila con 228mila occupati), Puglia (57mila con 177mila occupati) e Sicilia (63mila con 165mila occupati). Inevitabilmente il tema si impone nel confronto che Confartigianato ha avviato con i leader della politica con i primi due incontri, con Giuseppe Conte e Antonio Tajani; in agenda per mercoledì 14 settembre ci sono Enrico Letta, Carlo Calenda e Matteo Salvini che intanto dice: «Confartigianato ha parlato di tre milioni di posti di lavoro a rischio, non capisco il silenzio di Letta, il ritardo di Letta, la paura di Letta. Io ho detto: firmiamo insieme un decreto da almeno 30 miliardi»; per giovedì 15 settembre nella sede di Confartigianato è attesa Giorgia Meloni.

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