25 novembre: Giornata contro la violenza sulle donne

Ad oggi le statistiche parlano chiaro, sono 86 le donne che ogni giorno sono vittime di reati in Italia. Nel 35% dei casi sono episodi di maltrattamenti, di violenza sessuale e di stalking.

Nei primi sei mesi del 2022 sono state 61 le donne vittime di omicidi. Di queste, il 34% (pari a 21 donne) sono definibili femminicidi, Il 38% delle vittime aveva figli piccoli. Mentre, per quanto riguarda l’autore del reato, si tratta del marito o del convivente nel 56% dei casi, dell’ex marito (13%), del fidanzato (12%).

Il maschilismo è un principio di superiorità dell’uomo sulla donna.

Secondo tale idea l’uomo rappresenta il “sesso forte”, dominante, intelligente, indipendente e, la donna, come il “sesso debole”, sempre al servizio dell’uomo e dipendente economicamente e socialmente da lui.

In realtà il maschilismo era già protagonista del 900, quando le donne incominciarono a ribellarsi, a pretendere indipendenza e diritto di voto, vennero soprannominate in maniera dispregiativa “suffragette”, dai progressisti.

Attualmente la situazione è totalmente differente da quella di un tempo, le donne lavorano, partecipano alla politica del paese…, ma c’è ancora una parte, seppur minima, della società, con ideali maschilisti.

Infatti, si può evincere che non sempre l’uomo accetta il diritto alla libertà della donna, ad esempio in una relazione, in alcuni casi, si verificano litigi che terminano con casi di violenza (verbale o fisica) e femminicidi.

Ci siamo mai chiesti quali conseguenze causa un femminicidio in famiglia, oltre alla morte di una donna innocente?

Se la vittima in questione è una madre di minori, causa per i figli traumi psicologici irreversibili, depressione, mancanza di punti di riferimento. Nel caso di figlie femmine ripudio, terrore verso il genere maschile e difficoltà a relazionarsi.

Per evitare un’impostazione mentale sbagliata le istituzioni pubbliche, in particolare le scuole, dovrebbero affrontare l’argomento più spesso e contestualizzarlo con la visione di documentari.

Determinante è insegnare i primi segnali che fanno comprendere alla donna quando non si tratta di amore. Spiegare ai ragazzi i gesti che non bisogna assolutamente fare e pensare all’uguaglianza di entrambi i sessi.

Magari un’idea sarebbe proprio fissare la “giornata della gentilezza” in cui ci si impegna a essere gentili con TUTTI.

Costruire un futuro in cui si spera che le donne possano avere sempre una propria voce senza temere nulla!

Benedetta Buono, 3^E I.C. “Japigia 1 – Verga”, Bari

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