Bambini di ieri, bambini di oggi

Negli anni ‘60 come vivevano i bambini in Italia, nella nostra città come si divertivano e cosa non potevano fare? Abbiamo rivolte queste ed altre domande al nostro dirigente scolastico professor Luigi Melpignano, laureato in Giurisprudenza, che ha svolto corsi anche sul disagio giovanile.

Da anni è un dirigente scolastico ma a volte pensa alla sua infanzia? Come l’ha trascorsa?

Non ci penso tanto, a volte però mi tornano ricordi, fatti ed emozioni quando incontro i compagni di un tempo e quando narro ai miei figli. L’infanzia è stata particolarmente bella e spensierata, soprattutto nel giardino condominiale a Bari con i tanti coetanei ed a Ostuni durante la “villeggiatura” lunga quasi tre mesi

Ricorda quali erano i giochi che amava fare?

Tutti certamente con la palla, le biglie, ma anche nascondino. Spesso nascevano dalla “fantasia”. Anche sviluppavo la mia autonomia in bicicletta, passione che mi accompagna anche ora.

Se potesse tornare nel passato, Le piacerebbe rivivere tutta l’infanzia e l’adolescenza? Cosa offrivano Bari e la Puglia ai bambini e agli adolescenti degli anni ’60-70?

Certamente ho bellissimi ricordi, sviluppato tantissime amicizie che conservo tutt’ora. Bari in quel periodo era in piena fase di sviluppo urbanistico importante, vi erano pochi “contenitori” come diremmo ora e per lo più concentrati nelle Parrocchie. Il grande giardino condominiale era già una grande fortuna rispetto alla strada e la domenica si andava in Pineta San Francesco, unico grande parco all’epoca.

Come secondo Lei è cambiata la vita dei bambini e degli adolescenti di oggi? Cosa cambierebbe?

La vita in generale è cambiata secondo l’evoluzione della società. Correlata anche quella dei bambini. Certamente aveva tempi più distesi, forse anche rallentati rispetto ora, in cui vi era più tempo per la comunicazione familiare, per la socialità. L’assenza di tecnologia completava il quadro. Rispetto al passato promuoverei, ad ogni livello, politiche per la famiglia.

La scuola difende i diritti di bambini ed adolescenti oggi più di ieri secondo Lei? La dispersione scolastica non è purtroppo un problema ancora irrisolto?

Certamente tanto è stato fatto, vi è una adesione oramai totale dei ragazzi alla scuola dell’infanzia rispetto al passato, vi è una attenzione importante al disagio, alla scoperta del sé, alla diffusione dei rischi legati alla rete. Importante anche l’introduzione dell’educazione civica, in ordine e grado di scuole, a partire dall’infanzia. Occorre riflettere sulla solitudine dei minori. Molto si può e si deve fare anche per il contrasto alla dispersione scolastica cd. Implicita più che esplicita come i dati purtroppo ci confermano nonostante l’obbligo scolastico fino al compimento dei 16 anni.  La scuola resta comunque una importante agenzia formativa, anche rispetto alla molteplicità delle situazioni di disagio che si trova quotidianamente ad affrontare, per fortuna anche con la presenza dello psicologo a scuola ed il supporto di enti, istituzioni, associazioni sulle numerose tematiche di interesse.

Alessia De Candia, 5^C Istituto Santarella-De Lilla, Bari

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