A BARI SI RIPRENDE A BORSEGGIARE

Il i 30 novembre nel mercato della Manifattura Tabacchi di Bari alle nove e cinquantacinque (cioè in piena mattina) siamo stati testimoni e, per un pelo anche vittime, di un borseggio da parte di un uomo tra i trenta e quaranta anni (titolare di reddito di cittadinanza? Non sappiamo). Non è il primo e non sarà l’ultimo e non sarà una ragione per non fare la spesa in quel mercato.

Il contesto del mercato per chi non lo conosce è questo: da un lato ci sono bancarelle molto male in arnese cui lavorano, -molto duramente e senza contratto collettivo, né tutele, né “diritti” – i commercianti di frutta, verdura, latticini, pane e pesce. Quelle bancarelle sono il luogo ove i piccoli produttori locali (il famoso chilometro zero) che non possono accedere alla grande distribuzione, riescono a vendere le loro produzioni; un vero polmone per le piccole imprese locali.

Dall’altro lato vi sono i clienti che possono fare la spesa senza il dubbio se utilizzare le carte o il contante: qui possono bastare gli spiccioli con i quali si riesce a “tirare innanzi”. Non è posto da radical chic o politicanti vari per i quali invece vi sono i ristoranti e le grandi catene internazionali. Qui si svolge un vero ruolo sociale per il venditore e/o produttore e per il consumatore, spinti entrambi ai margini dell’economia dalla mondializzazione; però entrambi conservano e conserveranno la propria dignità e l’amore per la propria Terra e per i nostri prodotti.

Poi vi è lo Stato che lascia che il pavimento dell’intero mercato sia rotto in moltissimi punti ma che è ben attento a far pagare il parcheggio ai clienti, mentre i supermercati per i radical chic hanno tutti i posti auto che vuoi; e sono gratis tutto l’anno. Parcheggio che costa in un’ora al consumatore spesso più di una cicoria e di un chilo di frutta. Cioè si crea una concorrenza sleale tra due modi di commerciare delle cose formalmente simili. Non parliamo dei servizi igienici (che, ci dicono, non è consigliabile visitare) e dei costi degli spazi in cui insistono le bancarelle che devono evidentemente essere proibitivi se rapportati ai volumi di vendite, visto che la loro maggior parte è vuota.

Inoltre qui trovano lavoro persone che diversamente sarebbero disoccupati senza speranza.

In questo posto che ospita il mercato sembra che quando avranno finito i lavori di restauro attualmente in corso e iniziati vari anni fa, saranno ospitati uffici pubblici che costituiranno ulteriori spese per il contribuente.

Non è difficile capire perché nel cuore del quartiere Libertà qualcuno pensi di borseggiare i clienti intenti a comperare la frutta o la verdura, a tutto danno non solo del borseggiato ma anche della categoria di commercianti che vi lavorano e che offrono un servizio così essenziale in tempi di inflazione.

Quindi certamente questi episodi mai e poi mai devono costituire una ragione per cambiare abitudini a favore della Grande Distribuzione ma devono insegnare ai cittadini come una cattiva gestione della cosa pubblica possa essere dannosa per tutti a cominciare dai più deboli; e quindi quanto la pubblica amministrazione e, più in generale, la politica ci riguardi da vicino.

CANIO TRIONE

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