Opere di carità al Banco di Bitonto

Solidarietà concreta per sollevare povertà e indigenza

Sono 828 milioni le persone colpite dalla fame a livello globale. Più di 46 milioni in un anno. Più di 150 milioni dallo scoppio della pandemia. Di fame si muore e quello che si prospetta per il futuro non lascia ben sperare, se non si pratica un’inversione di rotta attraverso le politiche statali, una distribuzione delle risorse più equa, solidarietà in senso lato. Saranno sempre di più coloro che ne patiranno, donne e bambini al di sotto dei cinque anni prima di tutti.

Il sistema alimentare mondiale va rivisto e riequilibrato, mentre impazzano conflitti, disuguaglianze, cambiamenti climatici, tra le cause della fame, tutte interconnesse tra loro.

È iniquo nel mondo l’accesso alle risorse di base.

È quanto emerso da ricerche ed approfondimenti di studio di Geostoria e di Educazione civica in ambito scolastico. Dati che non ci hanno lasciati indifferenti, fino a destare in noi la curiosità di indagare per capirne di più, relativamente a quello che succede in Italia, per esempio, dove abbiamo scoperto si contano circa 3 milioni di persone che soffrono la fame con una percentuale che varia da nord a sud, più grave al sud, naturalmente, vecchi e “nuovi poveri”, uomini e donne che hanno perso il lavoro e i risparmi e ricorrono abitualmente a mense e ad aiuti alimentari.

Il problema della fame non riguarda solo il Terzo Mondo, bensì anche i Paesi industrializzati, dove le notevoli differenze sociali hanno generato sacche di povertà sempre più estese.

E che dire del fatto che, durante l’ultimo anno si sono contati in Italia 7miliardi di euro buttati in rifiuti, una cifra che corrisponde allo spreco annuo di circa 2000 tonnellate di cibo acquistato e non consumato, cibo sprecato talvolta prima di arrivare sulle tavole, già durante la fase che va dalla raccolta alla lavorazione?

Con tutto ciò che finisce nei rifiuti si potrebbero sfamare più di 200mila persone.

Quanto meno paradossale!

Non si può restare impassibili; non ci si può voltare dall’altra parte, fino a perpetuare comportamenti senza riguardo verso questa piaga sociale. Ci siamo chiesti che cosa si faccia a livello locale, come possiamo noi comuni cittadini arginare il problema entro il nostro raggio d’azione.

È stato così che, guidati dalla nostra insegnante di Lettere, la prof.ssa Elisabetta Bochicchio, abbiamo deciso di visitare il BANCO DELLE OPERE DI CARITÀ, una struttura alla periferia di Bitonto, proprio alle spalle della nostra scuola.

Ci siamo incamminati con la nostra piccola “spesa solidale” verso il Banco, che distribuisce aiuti alimentari a 140 parrocchie ed enti benefici di tutta la Puglia centrale. Una grande struttura in zona 167, costruita per ospitare una dispensa alimentare tra le più grandi mai realizzate. 5.000 metri quadrati di cui 1.200 al coperto, che ospitano magazzini in cui viene stoccato il cibo destinato a parrocchie, enti, associazioni caritatevoli, che lo distribuiscono ai più bisognosi: mense, famiglie  indigenti, centri, ragazze madri, persone in condizione di disabilità fisica  e/o mentale.

Il Banco delle opere di carità serve tutta la Puglia, da Barletta a Gioia del Colle, dispensando circa 2 milioni di cibo all’anno e 1.500 pacchi aiuto alla settimana.

È quanto ci ha detto il presidente del banco, dottor Marco Tribuzio, aggiungendo che ogni aiuto viene tracciato mediante un sistema informatico per garantire la trasparenza. In 24 box vengono immagazzinate tonnellate di prodotti alimentari (latte, farina, scatolame), ci sono celle per la conservazione di frutta e verdura. È dalla comunità europea che arrivano quasi tutti gli alimenti. Sono 25.000 i beneficiari degli aiuti che partono dal Banco. Vi lavorano impiegati e volontari, giovani dai 18 ai 29 anni che prestano lì a rotazione servizio civile, ricevendo un modico stipendio mensile. Una macchina laboriosa e instancabile che ultimamente, grazie all’aiuto dei tanti volontari, dispensa pasti domenicali e beni di prima necessità. La sopravvivenza di tanti è affidata all’impegno e al buon cuore di poche persone, una famiglia ormai salda nell’impegno quotidiano e forte nella motivazione solidale che la muove.

Ce ne siamo tornati arricchiti, fiduciosi nell’umanità, desiderosi di fare anche noi qualcosa. Quando ci hanno comunicato che la nostra piccola spesa solidale era stata destinata a una famiglia composta da madre separata e, vittima di violenza con a carico 3 figli minori e a tre nuclei di donne ucraine con bimbi, eravamo emozionati e abbiamo profondamente compreso che ci vuole davvero poco per aiutare chi è in difficoltà e che tutti, nessuno escluso, possono portare il loro contributo. Una collana di piccoli gesti sociali diventerà una rete, un’ancora di salvezza per tanti. In definitiva l’umanità ha bisogno di restare “una”, disponibile e solidale innanzitutto verso chi è in difficoltà, e dare e ricevere sono terre senza frontiera.

Aracri Elisabetta, Stefanuccio Giada, 2Asa Liceo scientifico artistico statale “Galileo Galilei”, Bitonto

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