QUELLA BAMBINA DI ODESSA, PARTIGIANA, DONNA DI SCUOLA E MADRE CORAGGIO DELLA NOSTRA STORIA D’ITALIA

Il 29 luglio 2021 si è spenta a 98 anni Lydia Buticchi Franceschi, partigiana, madre e insegnante. 

La sua storia, colma di tanto dolore, è stata raccontata nel libro La bambina di Odessa da Tiziana Ferrario, giornalista, inviata di politica estera per la Rai, tra le altre sedi, dal Medio Oriente, dall’Africa, da New York e scrittrice. Le studentesse e gli studenti del Liceo Classico “Flacco” di Bari hanno incontrato l’autrice nell’ambito del Progetto Lettura “Al Flacco con le autrici” il 20 gennaio.

La protagonista del libro è una donna, figlia di un esule ligure iscritto al Partito Comunista e costretto a scappare, nel gennaio del 1922, dall’Italia verso l’ex Unione Sovietica, come fecero tanti italiani che seguivano il sogno del socialismo e che erano perseguitati dai fascisti, vedendo poi traditi i loro ideali dalla deriva totalitaria del comunismo. Ad Odessa Amedeo Buticchi sposerà Lydia, una italo-russa devota alla causa della rivoluzione. Dal loro amore nascerà la piccola Lydia. Dopo la morte misteriosa della madre, una volta giunta in Italia e rimasta orfana anche del padre, Lydia vivrà tutto l’arco del Novecento della storia italiana. La donna ne è sempre consapevolmente partecipe finanche quando dovrà affrontare la tragica morte di un figlio su cui pesano le ombre della corruzione del sistema politico e giudiziario e gli abusi delle forze di polizia, allora non ancora smilitarizzate. 

Roberto Franceschi, figlio di Lydia e Mario Franceschi, brillante studente di Economia politica presso la “Bocconi” e leader del nascente Movimento studentesco contro tutti gli abusi di potere che stavano inquinando quell’epoca, perse la vita il 23 gennaio 1973, colpito in modo fatale al cervelletto da un proiettile che fu sparato da un poliziotto, durante una manifestazione presso la sede della prestigiosa università di Milano. 

Del suo assassinio non è mai stato accertato il vero colpevole. Lydia, intanto, ha passato la sua intera vita, come avrebbe voluto il figlio, cercando di migliorare il sistema scolastico italiano, prima come Preside in diverse scuole medie della provincia milanese e poi con un incarico presso la facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano assegnatole per la sua esperienza con gli allievi svantaggiati e la sua visione di scuola all’avanguardia. Ma Lydia ha trascorso prima di tutto la sua vita cercando di smuovere i meccanismi corrotti della giustizia italiana, purtroppo morendo senza che la giustizia abbia fatto pienamente il suo corso.

Dal lutto del figlio è nata l’associazione che porta il nome del ragazzo, a favore della quale è stato impiegato il risarcimento ottenuto della famiglia da parte dello Stato per l’assurda uccisione di Roberto Franceschi.

Lydia, oltre ad essere stata una madre coraggio, è stata anche un pilastro della scuola italiana, portando rivoluzione all’interno di essa: aprendo corsi serali per chi volesse continuare gli studi mai portati a termine, condizione che interessava, in quegli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, soprattutto gli immigrati venuti dal Meridione, fino alla creazione delle classi accessibili anche ai ragazzi disabili e delle classi omogenee fra maschi e femmine.

Lydia del suo dolore ha fatto una forza, costruendo una vita degna di memoria e da cui tutti dovremmo prendere ispirazione.

Roberta Anagni e Rossella Fioriello, 3C Cambridge, Liceo Classico Statale “Quinto Orazio Flacco”, Bari

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