Retribuire gli insegnanti secondo il costo della vita nelle diverse regioni? per la SIFUS CONSALI è un “NO”

 «La presa di posizione esternalizzata nei giorni scorsi dal Ministro alla Pubblica Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, circa l’opportunità di legare le retribuzioni degli insegnanti al costo della vita, è davvero preoccupante per chi ha una visione unitaria del paese, progressista ed è contro l’autonomia differenziata come lo siamo noi del Sifus».

A dichiararlo è il Segretario Generale del SIFUS CONFALI, Maurizio Grosso, il quale aggiunge: «Fermo restando che una proposta di questo tipo mina alle fondamenta dell’unità del Paese, il Ministro Valditara dovrebbe sapere che in Italia le gabbie salariali sono state superate alla fine degli anni Sessanta e che l’adeguamento al costo della vita è, eventualmente, possibile individuarlo nel nord, mentre nel Mezzogiorno ci sono una serie di costi occulti – come sostiene anche la Svimez – che lo impediscono. Infatti – prosegue Maurizio Grosso – in un paese del Sud si spende meno al bar o alla bottega di alimentari, ma si devono fare i conti della spesa di 200 chilometri di strada per andarsi a curare, dell’assenza di mense, di scuole a tempo pieno, ecc. Oltre ai prezzi dei beni per valutare il costo della vita, nel Mezzogiorno vanno valutati anche i costi dell’assenza dei servizi ed, in ogni caso, differenziare gli stipendi significherebbe creare disparità di trattamento economico tra lavoratori ella stessa categoria e violare pertanto, il CCNL. Per cui – conclude il Segretario Generale del SIFUS CONFALI, Maurizio Grosso con una scuola spezzettata e con insegnanti pagati con stipendi differenziati, c’è il rischio oggettivo di aumentare le diseguaglianze invece di ridurle. Per queste ragioni il Sifus respinge la proposta del ministro Valditara al mittente».

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