Grassi: “L’omicidio di Moro merita verità”

“L’omicidio di Moro merita verità”. Lo ha ribadito Gero Grassi, ex deputato e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’uccisione dell’onorevole Moro. Lo ha spiegato incontrando gli alunni delle classi quinte dell’Istituto “Santarella – De Lilla” di Bari. Un incontro svolto alla presenza del dirigente scolastico prof. Luigi Melpignano ed organizzato dalla prof.ssa di diritto Rosella Laterza nell’ambito del progetto “Moro vive”. Quella che ha tenuto Grassi non è stata una lezione di Storia ma una lezione di vita, su un uomo ucciso in nome della libertà e della democrazia. Ha spiegato che la verità sul rapimento e l’omicidio di Aldo Moro parte dagli accordi di Yalta, in Crimea, nel febbraio del 1945, quando Russia, Stati Uniti e Inghilterra si divisero il mondo e quindi il “bottino” della seconda guerra mondiale”. Nativo di Maglie in provincia di Lecce, Moro prima del suo rapimento aveva ricoperto numerose cariche ministeriali ed era ad un passo dalla nomina a presidente della Repubblica.  Nel 1978 si era messo in testa di “liberare l’Europa”. “Non furono le Brigate Rosse ad ucciderlo. Non fu assassinato in via Fani, dove non è mai stato detenuto. “In quell’accordo storico di Yalta c’è l’appartenenza dell’Italia agli americani come quella della Polonia e dell’Ucraina alla Russia – prosegue Grassi. Moro tentò di liberare l’Ovest dell’Europa dagli americani e l’Est dalla dittatura sovietica e per questo fu ucciso”. Secondo la tesi di Gero Grassi l’attuale guerra in Ucraina, così come l’uccisione del politico, hanno una stessa origine: gli accordi internazionali di Yalta. “Yalta è il bipolarismo del mondo perciò è la ragione per cui Moro fu ucciso ed è la ragione della guerra in Ucraina – ha aggiunto Grassi -. Sulla morte di Moro ci sono anche delle responsabilità politiche precise: Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio dell’epoca, Francesco Cossiga, Ministro degli Interni, Ugo Pecchioli responsabile del Partito comunista, alcuni magistrati e giornalisti. In molti hanno creduto alla verità brigatista scritta nel memoriale Morucci-Faranda. Quella verità la Commissione parlamentare l’ha smontata tutta: sia per il covo, che non era in Via Fani ma in Via Massimini, sia per come Moro è stato ucciso. Quel memoriale dice che la morte di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse. La storia reale, invece, secondo Grassi, dimostra che dietro il rapimento, il sequestro per 55 giorni di Moro c’è stato un complotto internazionale con la Russia, gli Stati Uniti, Israele, Inghilterra e con il coinvolgimento anche della criminalità comune: mafia, camorra, Banda della Magliana e Ndrangheta. Dopo l’incontro con Grassi è facile rispondere alla domanda: chi è stato Aldo Moro?  Un uomo che ha dedicato la propria vita per migliorare quella di milioni di italiani ed è morto in nome della Libertà e che poneva la persona al centro della sua azione politica. Finché ci sarà chi ne parlerà e vorrà scoprire la verità, Moro sarà vivo.

Classe 5^B Istituto “Santarella-De Lilla”, Bari

Promo