Bari: si è concluso il Festival Internazionale “Musiche Corsare”, il Festival coraggioso

Si è appena concluso il Festival Internazionale “ Musiche Corsare “ al teatro Forma di Bari. Dopo la prima serata, che ho già raccontato nel precedente articolo, venerdì 21 è stata la volta di  “Disorder at the Border” con Tobias Delius, Daniele D’Agaro, Giovanni Maier, Zlatko Kaučič, un quartetto di “ Free Jazz “, come si definiva una volta  improvvisazione pura.

Ottimi musicisti che interpretavano i brani con assoli personali e molto spesso slegati tra loro da sembrare 4 concerti in uno. Jazz eccezionale e di altri tempi non a caso il quartetto, precedentemente un trio, che ha collaborato con i grandi del genere free (Cecil Taylor, Evan Parker, Han Bennink e Anthony Braxton ). Live molto in sintonia con la manifestazione.

Subito dopo Wayne Horvitz “Sweeter than the day” con Wayne Horvitz, ( pianoforte e tastiere ), Francesco Bigoni, ( sax e clarinetto ), Danilo Gallo, ( contrabbasso ), Zeno De Rossi, ( batteria ). Horvitz, statunitense, pianista ottimo e versatile, ha collaborato con John Zorn, Bobby Previte e tanti altri fin dal 1970 con una moltitudine di formazioni, fondendo il jazz al rock d’avanguardia, fino a lanciarsi nella sperimentazione dell’elettronica, alternandola con un pianismo sofisticato. Piacevolissimi i brani che hanno eseguito e grandi musicisti che lo hanno accompagnato. 

Sabato 22 la manifestazione ha aperto i battenti la mattina alle 11.00, ospitando il “MAT Trio” con Marcello Allulli, sax tenore, Francesco Diodati, chitarra e Ermanno Baron, batteria. Trio affiatatissimo, senza schemi di alcun tipo solo un flusso di  musica e  jazz, senza barriere e preconcetti che Luigi Onori ha definito: «jazz del terzo millennio». Collaborazioni eccellenti quelle con Fabrizio Bosso, Antonello Salis, Glauco Venier e tanti altri. Bravi e perfetti nelle esecuzioni alternando momenti lirici a ritmi complessi e dinamiche estreme.

La sera si sono alternati prima Danilo Gallo, basso, “Dark Dry Tears” feat. Jim Black, batteria, Francesco Bigoni e Francesco Bearzatti, sax e clarinetto. Gallo, pugliese di Foggia, andato via da molto tempo, è un bassista creativo e pronto sempre a nuove avventure sonore; il suo jazz a limite è una fusione di generi musicali, un mix di jazz, rock, grunge, rock melodico, e tanti altri, che vanno da Ornette Coleman ai Nirvana e dai Led Zeppelin ai Beatles. Un sound aggressivo e pulsante che ha reso l’esibizione universale e senza confini. I brani avevano tutti un filo conduttore: abbattere i muri che gli esseri umani continuano ancor oggi ad alzare nei confronti di muri che avrebbero invece bisogno di essere abbattuti, come quelli dei confini geografici, della religione, delle culture dei popoli e così via. Affiatatissimi con un Francesco Bearzatti  ispiratissimo.

Subito dopo Samuel Blaser, Marc Ducret duo, rispettivamente chitarra e trombone. Francese il primo e svizzero il secondo, capaci di un sound molto intimo e ben fuso nelle esecuzioni improvvisate e ricercate. Brani di un’aggressività dolce a volte ma spigolosa in altri momenti ma sempre all’unisono da far sembrare la chitarra di Blaser un’estensione del trombone di Ducret e viceversa. Energica l’esecuzione di tutti i brani che il pubblico ha apprezzato molto.

I tre concerti di domenica 23, ahimè, per motivi familiari non ho potuto godermeli e purtroppo mi limito a citarli: alle 11.00 “Boris Savoldelli solo”, voce ed elettronica, genio della voce, la versione moderna di Bobby McFerrin e Al Jarreau. 

La sera Dave Burrell solo, pianoforte, musicista eccezionale. Sulla scena da molti anni, compositore che va da Duke Ellington a Thelonious Monk e John Coltrane, con sonorità afroamericane sempre messe in evidenza. Poesia e fonti d’ispirazione intellettuali come la poesia sono alla base delle ricerche ultime del pianista.

Subito dopo, a chiudere il Festival “What Love” con Roberto Ottaviano, Gaetano Partipilo, Francesco Bearzatti, Marco Colonna, Ralph Alessi, Samuel Blaser, Michele Sannelli, Alexander Hawkins, Danilo Gallo, Giovanni Maier, Zeno De Rossi. Progetto di Roberto Ottaviano, e mi sembra giusto definirlo con le sue stesse parole.

«La musica di questo gruppo, che rappresenta una versione estesa del mio quintetto, con alcune tra le figure più rappresentative della scena musicale improvvisata contemporanea, traccia un solco preciso nel quadro tra scrittura e improvvisazione. Solco che esalta soprattutto a livello ritmico e contrappuntistico la fisica emozionale in bilico tra linee melodiche semplici e dinamiche sostenute…….. Una specie di Ologramma Sonoro che rimanda alla questione: What Love?. » ( Roberto Ottaviano ).

Ma la notizia che ha comunque evidenziato questo Festival di spessore culturale eccelso è quella delle dimissioni di Roberto Ottaviano da Direttore Artistico sia delle “ Musiche Corsare “ che dall’associazione “ Nel Gioco Del Jazz “ connubio durato 14 anni e che ha visto avvicendarsi sui palchi di mezza Puglia artisti di fama internazionale. Penso che queste con queste dimissioni, noi pugliesi, e non solo, perdiamo una grande mente intellettuale, prima di tutto, e Art Director nonché eccellente grande musicista,  dopo che ha saputo trasmettere a noi tutti la passione per la musica quella colta che spesso ci ha trasmesso attraverso le sue opere discografiche. Fortunatamente continuerà a dedicarsi alla composizione della sua musica e a deliziarci dei suoi prossimi album che spero arrivino quanto prima. Un grazie di cuore è il minimo che sento di dire al grande Roberto. Speriamo che chi prenderà il testimone continuerà l’ottimo lavoro fatto dal precedente Direttore Artistico.

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