Abbassiamo il cuneo fiscale

Pare che il governo abbia deciso di dichiarare guerra al cuneo fiscale. Era ora! Verrebbe da dire; visto che da anni se ne parla. Lo fa in concomitanza del primo maggio provando a togliere ai sindacati non solo la prima pagina dei giornali ma anche un grande argomento di insoddisfazione. Il governo ha dimostrato concretamente di voler mettere un po’ di soldi in più nelle tasche dei lavoratori dipendenti. Anche se non è la prima volta, diciamo: finalmente!.

Peccato che il cuneo fiscale pesa essenzialmente sulle spalle dei lavoratori autonomi; cioè dei datori di lavoro e non su quelle dei dipendenti. Cioè chi paga materialmente è il datore di lavoro che continuerà a sborsare la stessa cifra ma non versandola tutta allo stato ma una porzione al lavoratore che si vedrà accrescere la busta paga. Cioè è stata ridotta la fiscalità sul lavoratore e non sul datore di lavoro. Un po’ come se dei lavoratori autonomi non se ne fregasse nessuno…quasi non ci siano!

Invece va ricordato che molti autonomi sono dipendenti camuffati da partite Iva; altri, forse ancor più numerosi, non hanno neanche un datore di lavoro nascosto che gli garantisce uno sbocco al frutto del loro lavoro. Essi sono le vere categorie prive di potere contrattuale e di rappresentanza…cioè sono gli sfruttati del XXI secolo. Ma a Palazzo Chigi lo sanno che tutta l’economia si basa sul datore di lavoro prevalentemente piccolo, e non certo sul suo dipendente? Senza una impresa sana non c’è né occupazione, né gettito, né stipendi alti!!!!

Di fronte a questo provvedimento di sinistra i sindacati non hanno potuto non plaudire e di tanta imprevista munificenza ne hanno chiesto altra che il governo si è affrettato a garantire per il prossimo futuro. Ma allora è vero che per avere un provvedimento di sinistra si deve attendere un governo di destra e viceversa??? Che differenza c’è tra l’idea di sviluppo e benessere della destra e quella di sinistra?

Vedremo nei dettagli tecnici definitivi ed attuativi come stanno veramente le cose ma qui vogliamo ricordare che i lavoratori sono di due specie e non una sola: vi sono i dipendenti che godono di una protezione rilevante nella legge e nei sindacati, e poi vi sono gli autonomi che non solo non hanno sindacati degni di questo nome ma sono esposti ai rigori del mercato, delle bollette, della burocrazia e dell’agenzia delle entrate. Questa seconda categoria non ha diritti (ferie, tredicesime, pensioni, malattie,…) ma solo doveri e quindi va guardata con più attenzione non per dare loro qualcosa ma per sollevarli dai pesi e vincoli non dovuti. Come il cuneo fiscale che viene calcolato sugli stipendi dei dipendenti ma fisicamente pagato dal datore di lavoro che deve materialmente procurarsi il danaro, effettuare i calcoli ed assolvere al pagamento; sempre sotto la spada di Damocle del fisco. Cioè è lui il vero contribuente. Questa categoria non fa o minaccia scioperi quando si impoverisce ma semplicemente non investe e non cresce, se non chiude baracca; una specie di sciopero bianco che non finisce se non si creano le condizioni di convenienza a fare impresa.

E in Italia questa convenienza a fare impresa -quella piccola che non sa rapinare i clienti o lo stato come fa la grande- non esiste.

Qualcuno glielo dica ai Ministri riuniti a Palazzo Chigi: l’economia non è più quella dell’inizio ‘900; adesso i deboli sono gli autonomi; a loro -micro imprese fino a cinque dipendenti- che pagano tasse non proprie, andava ridotto il cuneo fiscale: si sarebbe rafforzata l’ossatura delle nostre imprese con benefici diffusi per tutti. E ci si sarebbe ricordati degli ultimi!!

CANIO TRIONE

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