Emergency, per una cultura di pace e di accoglienza

l’articolo 32 della Costituzione Italiana afferma che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Questo diritto viene attuato grazie al lavoro di tutti i sanitari e di alcune ONG che realizzano la loro opera in campo sanitario. Qualche giorno fa abbiamo incontrato Irene Sorrentino, che dal 2011 svolge la sua attività di volontaria con Emergency e le abbiamo chiesto di raccontare obbiettivi, caratteristiche e principi fondamentali di questa ONG e i luoghi in cui opera, promuovendo una medicina di qualità e una cultura basata sulla difesa dei diritti umanitari e della pace.

Questa intervista con Irene ci ha fatto scoprire quanti diritti umani e sociali vengono spesso trascurati o negati in molti paesi del mondo.

 

Chi è Irene Sorrentino e come ha incontrato Emergency?

Io vivo a Bari e sono diventata ufficialmente volontaria attiva di Emergency nel 2011, quando Gino Strada è venuto in Puglia per un incontro pubblico. In quegli anni ero in università, ma seguivo le attività di Emergency da quando, durante la scuola superiore, un volontario ci aveva spiegato cosa è Emergency e quali sono le sue attività.

Oggi sono un medico, in particolare, sono anestesista e rianimatrice e sposo pienamente tutti i principi di Emergency nel mio lavoro e nella mia vita, soprattutto l’idea di una sanità gratuita e di elevata qualità.

Mi piacerebbe, quando avrò i requisiti giusti, partire in missione. In particolare, vorrei lavorare nel centro di maternità di Anabah, in Afghanistan. Per ora sto pensando di far domanda per dare una mano sulla nave Life Support…

 

Quali sono i princìpi su cui si basa Emergency e che lei ritiene così importanti anche nella sua vita di medico?

Emergency è stata fondata a Milano nel 1994 da Gino Strada (chirurgo, attivista, filantropo e scrittore italiano, morto nel 2021) per offrire cure di elevata qualità e soprattutto gratuite, alle vittime di guerra, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency, oggi, si trova in molti paesi in cui non esistono strutture sanitarie gratuite.

 

Quali e quanti ospedali gestisce Emergency?

Molti ospedali o strutture sanitarie realizzate da Emergency vengono poi affidate alle autorità locali, in modo da integrarli nei sistemi sanitari nazionali. Gli ospedali attualmente gestiti da Emergency sono situati in 8 paesi. Tra questi, quello costruito in Afghanistan oltre vent’anni fa si occupa della maternità, perché per tradizione in questo Stato si partorisce in casa. In Iraq, oltre ai centri chirurgici per feriti di guerra, vi sono numerosi posti di primo soccorso per offrire cure tempestive ai feriti prima di trasportarli in ospedale. Nella città di Sulaimaniya opera da anni un centro di riabilitazione per la sostituzione di arti con protesi fisse e per aiutare le vittime di guerra e i mutilati a riprendere la mobilità. La cura del paziente abbraccia la realtà di tutti i giorni delle vittime di guerra. Emergency, infatti, lotta per l’abbattimento delle barriere architettoniche e offre corsi di formazione per il reinserimento dei pazienti nella vita lavorativa con l’avvio di cooperative artigianali.

Un altro ospedale, progettato da Renzo Piano, si trova in Uganda, dove la mortalità infantile è molto alta ed è necessario fornire cure altamente specializzate e un elevato numero di posti letto. 

In Sudan, oggi afflitto da una guerra sanguinosa, Emergency ha realizzato il Centro Salam di cardiochirurgia e vari centri pediatrici. In Italia, dal 2011, ha attivato ambulatori e unità mobili intervenendo, dove è necessario, per offrire servizi di medicina di base, educazione sanitaria e orientamento sociosanitario. 

 

Irene, hai accennato, ora, alla guerra in Sudan. Sappiamo che sono già morte centinaia di persone, in queste due settimane e da più di un anno si parla della guerra in Ucraina. In classe abbiamo riflettuto sull’articolo 11 della Costituzione, in cui si afferma che l’Italia ripudia la guerra, ma molti di noi pensano che sia giusto anche che gli Ucraini possano chiedere e ricevere armi per difendersi, dato che questa guerra sta uccidendo ingiustamente tanti civili, tra cui molti bambini. Ma cosa pensa Emergency della guerra?

Gino Strada sosteneva che la guerra non rispetta i diritti umani elencati dalla Costituzione italiana: la guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata; la violenza non è la medicina giusta, perché non cura la malattia, uccide il paziente. La guerra non è una necessità, ma una scelta. Lui aggiungeva anche che la pace da molti viene considerata un’utopia (cioè, qualcosa di irrealizzabile). Invece, secondo Gino Strada (e secondo Emergency) l’Utopia è una possibilità che non è ancora stata esplorata, ma che dobbiamo trasformare in realtà.

 

La Life Support è un modo per trasformare l’Utopia in realtà?

Sì. La nave Life Support è il progetto più recente di Emergency: effettua missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. È lunga 51,3 mt e larga 12, pesa 1350 tonnellate e può accogliere fino a 175 persone, oltre al personale di bordo. L’area di ricovero e di accoglienza è un ponte di circa 270 mq completamente coperto. Il nome, Life Support, riprende il nome originario della nostra organizzazione (Emergency Life Support for civilian war victims) e sulle murate abbiamo dipinto le parole di Gino Strada (“I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi”).  Per i volontari è un dovere morale salvare donne, uomini e ragazzi in pericolo che scappano da povertà, fame e guerre e che ogni giorno rischiano la loro vita percorrendo con mezzi inadatti il Mediterraneo: la frontiera più pericolosa per i migranti, sia per numero di morti sia per il numero di persone disperse. È il nostro modo di continuare a fare la nostra parte, ricordando che il soccorso in mare è un obbligo previsto dal diritto del mare, ma anche un obbligo morale.

 

L’intervista ci ha fatto riflettere su molti temi. Noi pensiamo che la sanità sia un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti i cittadini e non riteniamo giusto che ne siano privati coloro che non possono pagare per ricevere cure che dovrebbero essere gratuite e accessibili a tutti. Emergency contribuisce, dal 1994, allo sviluppo di un mondo libero, pacifico e colmo di giustizia per tutti e pensiamo che sia un dovere appoggiare quelle organizzazioni che lavorano come mediatori di pace e per garantire il diritto alla salute, soprattutto nei paesi che subiscono una guerra o che vivono situazioni di profonda miseria.

E vorremmo che anche lei, gentile direttore, ci aiutasse a far conoscere queste organizzazioni e a diffondere una cultura di pace.

 Giulia De Fazio e Bianca Costantini, 2^D, IC Mazzini Modugno, Bari

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