L’Italia della cuccagna: troppi falsi poveri e troppo falsi ricchi, è così?

Mettiamo da parte le vicende internazionali, avanziamo nell’italica giungla dei difetti degli italiani e scopriremo una vasta gamma di impronte lasciate dai nostri avi a testimonianza dei nostri difetti, poi, geneticamente modificati. Orami è superata la stima nazionalistica e di stampo mussoliniano che l’Italia è un popolo di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori  e di trasmigratori, oggi più che mai , temo ahimè, che sia più semplice parlare di un popolo di ricchi e poveri agonisti, cioè a chi è più bravo, più lesto, più veloce, più furbo a dimostrare uno status sociale declinato al peggio e la conseguenza di ciò è stato l’abbattimento del primo recinto ideologico in cui erano ristretti gli italiani quelli di … italiani brava gente, uno stereotipo nato da diversi fattori tra cui la disunità e dei giudizi negativi stampati sul nostro stivale.

Ora, tra i difetti geneticamente modificati ci sono appunto i falsi poveri e i falsi ricchi. Siamo più ricchi o più poveri? Noi abbiamo la memoria corta: c’era un tempo in cui esisteva una realtà pura, dura, priva di ideologie, in cui si specchiavano status sociali diversi specie nel meridione: i poveracci che si spaccano la schiena e una classe di nobili che prosperava sulle spalle dei poveracci. In quegli anni i primi vagiti delle differenze delle classi sociali.

Vi racconto una storia: I cafoni dell’inferno. Satana accolse un povero contadino che aveva lavorato le terre del tavoliere della Puglia e questo contadino trovò l’inferno un luogo di dimora confortevole ed eccellente. Satana indispettito allora chiese al contadino perché mai ritenesse l’Inferno un luogo così piacevole. Il contadino ebbro di piacere gli rispose semplicemente: “non hai mai conosciuto il duro lavoro del contadino nelle terre del meridione”. Satana allora abbastanza contrariato mando un diavolo sotto mentite spoglie a trovare lavoro nel tavoliere delle Puglie per capire se esisteva davvero un luogo peggiore del suo Inferno. Appena qualche giorno dopo il diavolo comandato, povero, ritornò tutto insanguinato, rotto di testa e spennato. Il malcapitato affermò senza indugio che il vero inferno era lì proprio dove aveva detto il contadino: lavoro duro, ore e ore a lavorare, pochi soldi , tanta fame e poca dignità. LI’ E’ VERO ESISTEVA LA POVERTA’. Ah a memoria del lettore l’autore di questo meraviglioso libro è Tommaso Fiore, e non aggiungo altro.

Ma torniamo ai giorni nostri. La nostra Italia per la sue contraddizioni è un prato sempre colorito: super car a iosa, vacanze di fine settimana irrinunciabili, cellulari delle migliori marche, centri scommesse ad ogni angolo, i fast food, grandi centri commerciali in ogni dove,  siamo proprietari di un matrimonio immobiliare pari al 75% , non male. Poi ci sono i bonus, i superbonus, la disoccupazione, il reddito di cittadinanza, il reddito di inclusione, le caritas, i centri di accoglienza, gli acquisti solidali, le catene solidali, i volontari, le mese sociali, gli aiuti comunali ed infine le finanziarie, quelle ce ne sono davvero tante.

E allora direte ma dove sono i finti ricchi e i finti poveri? Eh già siamo onesti lo sappiamo tutti – ciò che impera in Italia è, rullo di tamburi, l’arte dell’arrangiarsi: sommerso, evasione, elusione, tutti figli di una economia parallela allo Stato, in cui sguazzano un numero sempre crescente di finti ricchi e finti poveri e per finire siamo pieni di esasperanti contraddizioni.

Siamo una delle maggiori economie internazionali per numero di dipendenti pubblici e pare che una buona fetta svolga la seconda attività, cosa molto difficile da pensare di svolgere in ambito privato. Tuttavia è un dato su cui riflettere.

Siamo il Paese con la maggiore percentuale di evasione fiscale che è può essere definita impropriamente “fisiologica” se hai uno Stato socio al 70% delle proprie entrate.

Siamo il paese con il più alto numero di transazioni di moneta contante, non lo dico io ma lo dice la Banca d’Italia nel suo ultimo censimento riguardanti le segnalazioni sospette.

Siamo uno dei pochi Paesi al mondo dotato di una legge antisuicidi per via della nostra irragionevole capacità di indebitarsi. Altra contraddizione farlocca e tutta italiana. Le direttive della Basilea, cui tra le altre cose prevede il merito credito e il divieto di prestare danari a chi non può restituirli, sembra che in alcuni ambienti finanziari non sia molto applicata.

Siamo il Paese con il più alto numero di licenze di polizia per il recupero crediti, eppure come contraltare ci sono finanziarie disseminate in ogni angolo fisico per non parlare del web che prestano soldi chiudendo tutti e due gli occhi.

Siamo uno dei pochi paesi in Europa che dispongono di una rete ferroviaria, insomma un po’ zoppicante, con infrastrutture che lasciano qualche dubbio sulla loro efficienza e non parliamo delle autostrade, parte delle quali in mano ai privati.

Siamo lo Stato con il più alto numero di insegnanti mal pagati ( e direi molto politicizzati).

Siamo uno dei pochi Stati che hanno una economia sanitaria tutta da leggere e divisiva. E per finire (ma la lista è lunga) abbiamo una popolazione di disoccupati di tutto riguardo.

Siamo un Paese in cui il Pil della criminalità è tra i maggiori al mondo.

Permettetemi un salto nel mondo delle pensioni: noi siamo l’UNICO Stato al mondo a consentire che la pensione dei parlamentari sia trasmissibili fino alla settima generazione (è una provocazione).

Eppure a ben guardare in Italia ci sono in giro super car che costano quanto un appartamento. Si però c’è il leasing e il noleggio a lungo termine direte voi e allora rispondo: « io conosco molti privati che hanno un’auto costosissima e voi?»  Oh certo, si potrebbe obiettare che a volte vengono in soccorso le eredità rivenienti da nonni e genitori. Tutti facoltosi costoro? Io l’ho battezzato Welfare familiare eredatario, pare che sia abbastanza diffuso. Poi ci sono le pizzerie sempre piene (dilemma tanto caro a Berlusconi). Poi non dimenticate la tassa piatta (flat tax) tanto cara a Salvini.

Sapete qual è la verità che l’Italia è bella ma è difficile arricchirsi senza scontrarsi con lo Stato ingannatore: io ho il diritto di arricchirmi e avere un Fisco amico. L’Italia non è ammalata è solo persa nell’illusione di essere ancora la settima forza industriale al mondo. Vedete in Italia ad essere onesti non esiste il finto povero, esiste una vasta gamma di soggetti che vivono alle spalle di uno Stato assistenziale, ma che hanno ED E’ VERO una grossa difficoltà a emergere anche quando il loro impegno è tangibile poiché ai nostri politici fa comodo avere un male da curare. Per assurdo sarei dell’idea di credere che, come sono messe le cose, è meglio passare per povero perché c’è qualcuno che pensa a me.

Ed infine un  salto nel buio: finti ricchi quelli dei 85 mila euro anno (leggasi flat-tax) essi sono la quintessenza della categoria colpita e affondata da questa beffa continua. I finti ricchi pagano un’Irpef spropositata, non ricevono la minima agevolazione per sé e per la famiglia; diversamente dagli altri assegni, le loro pensioni si indicizzano al rallentatore nei periodi inflattivi; sempre i finti ricchi fanno collezione, a proprio danno, di addizionali di ogni tipo; vengono additati a privilegiati da spremere come limoni; sono liquidati alla stregua di sfruttatori del popolo dalla politica e dalla pubblicistica più demagogiche; pagano tasse scolastiche più alte per i propri figli mentre i più danarosi doppiolavoristi ed evasori, quasi nullatenenti, possono contare su provvidenziali, e beffarde, franchigie da parte dello Stato; sono segnalati come simboli da combattere nel nome dell’uguaglianza sociale; sono i bersagli per antonomasia dei progetti di redistribuzione della ricchezza, a cui tendono pressoché tutte le sigle politiche.

Lo ripeto: io ho il diritto di arricchirmi se lavoro sodo. Tuttavia in italia è meglio continuare al gioco delle parti. Sarebbe meglio parlare di evasione fiscale, è più facile; è più facile parlare di povertà presunta, è più semplice. Mi chiedo quando sarà l’ora di mettere ordine a tutto ciò.

Franco Marella

 

 

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