PIAZZA RISORGIMENTO

Ho la patente di barese da tantissimi anni, come tantissimi concittadini. Tantissimi anni, ma non sufficienti ad aver vissuto il ventennio mussoliniano che conosco solo, visto che sono un “attivo” e curioso lettore, attraverso libri e documenti di sapore storico, redatti a partire da differenti visioni e punti di vista.

Ma, per qualcuno, sono evidentemente anche un soggetto “passivo” visto che sono bombardato, ineludibilmente come tutti, da slogan, talk show e propaganda, di una campagna fascista/antifascista, incredibile e asfissiante, insensata nel XXI secolo.

Questi distinti citati due percorsi sono assimilabili a differenti “modelli di vita”.

Il primo, quello attivo, è più faticoso ma allena al “pensiero critico”;

il secondo, quello passivo, è più agevole ma inculca una opinione di parte e induce a comportamenti da “riflesso condizionato”.

Personalmente, non gradisco essere condizionato; preferisco il primo “modello di vita”.

Perché? Perché non è lecito dimenticare i reali problemi economico sociali della quotidianità che vanno in secondo piano quando ci si perde in indotti e asfittici dibattiti da bar che approdano inesorabilmente al nulla istituzionale e dove ognuno rimane della propria opinione

Sono un barese, del rione Libertà, nato sulla direttrice Teatro Petruzzeli, via Putignani, Piazza Risorgimento, Scuola Garibaldi, via Bovio.

Quando sono andato via da Bari, dopo la laurea, quasi mezzo secolo fa, il rione Libertà era pulsante di vita, effervescente di attività e di dinamismo e di intraprendenza.

Dopo la via Sparano, via Manzoni era il centro commerciale più frequentato della città, il cuore del rione.

Al mio ritorno, rivisitando i luoghi della mia fanciullezza, sono rimasto sorpreso dal ritrovare un rione denutrito e stanco, insicuro e dal sapore di vecchiume.

Una via Manzoni spenta, con le saracinesche abbassate, non riaperte da tanto tempo nemmeno per “cambiare l’aria”, suscita una malinconia e una tristezza da contrarre lo stomaco.

Tutto il rione Libertà, a dispetto dal suo entusiasmante nome, ha un’aria dimessa; finanche il mercato coperto della ex Manifattura dei Tabacchi, oggi punto di convergenza della gente locale, versa in uno stato fatiscente, senza manutenzione. Nulla a che vedere con i mercati rionali delle città europee, luminosi, puliti, sani: uno spettacolo.

La Manifattura appare come un guazzabuglio di iniziative senza un disegno armonico.

Sembra, infatti, che parte dell’edificio sia destinato al CNR, Centro Nazionale delle Ricerche.

Cosa significhi accorpare un Centro Ricerche, che ha bisogno di spazi ed eco ambiente, di  concentrazione e silenzio, con un mercato rionale chiassoso e caotico, bisognerebbe chiederlo a chi si interessa di urbanistica e di qualità della vita.

A Bari, sembra che sia in vigore la simpatica esortazione dello “stiamo vicini vicini”  di memoria televisiva: ma, almeno, lì c’è calore umano e non si soffoca.

E’ facile trovare le analogie come la “Cittadella della Giustizia”, collocata nel Rione Carrassi. Tutto fa pensare che sia stato fatto apposta per ingolfare, quasi a togliere aria e spazi a tutti, uomini, animali, piante.

Non migliore è la situazione del Corso Sicilia, di cui non ricordiamo il nuovo nome, ridotto ad una arteria di scorrimento a “lento pede”, di un flusso ininterrotto di veicoli.

Eppure, sarebbe così facile progettare un disegno urbano “aperto e ossigenato” che dia vigore alla socializzazione, alla qualità della vita, ai commerci ormai trasferiti, senza identità, spersonalizzati e  asettici,  nei “centri commerciali”. Questi sono diventati tante piccole “fiere” per passare il tempo libero, la domenica,  con tutta la famiglia.

Quali, secondo noi, dovrebbero essere i presupposti di un disegno urbano realmente vivibile?

– Spazi, luminosità, isole pedonali estese, servizi di trasporto urbano strettamente dedicato, viabilità di confine facilitata per le percorrenze private, negozi, incentivi al commercio di dettaglio, luoghi di socializzazione come bar e circoli, servizi pubblici/privati di utilità, eventi, manifestazioni, punti di informazione, non uffici ma residenze -.

E ciò non solo nel rione Libertà o in Corso Sicilia o a Carrassi, ma in tutta la città metropolitana.

Si dovrebbe replicare dappertutto il quadrilatero di Via Sparano, completandolo e perfezionandolo, ove possibile e necessario.

Obiettivo? Restituire la Città ai cittadini.

Bari dispone di un piano regolatore che definire vetusto sembra ridicolo.

Il piano regolatore non è forse il disegno della città futura che possa garantire alle nuove generazione la fruibilità dei servizi e la consapevolezza di godere di una qualità della vita eccellente? Non è forse una priorità della amministrazione comunale il disegnare l’assetto futuro del paese manutenendo e perfezionando l’esistente?

Eppure, tolto il centro, le periferie appaiono come dormitori e punti di transito; le periferie, oggi, sono appena fuori del quadrilatero d’oro.

Il Piano Regolatore Generale di Bari, detto Piano Quaroni, prevedeva una popolazione di 600.000 persone ed è del 1976, un’altra era storica.

Leggiamo che l’architetto Quaroni ricevette l’incarico, della durata di 15 mesi, per redigere il Piano, nell’aprile 1965. Il Piano fu approvato nel 1976, ben  12 anni dopo.

Come si fa a non coltivare il dubbio che questo incredibile ritardo sia una chiara  dimostrazione di quanta conflittualità e interessi inconfessabili si nascondano dietro lo slogan abusato del “bene del paese” o di altre amenità simili?

Anche il PUG (Piano Urbanistico Generale), previsto dalla normativa regionale, più flessibile del rigido PRG che dovrebbe sostituire, tarda a vedere la luce.

Oggi, lo scenario è cambiato, non solo perché la popolazione è rimasta dal 2013 alla metà del previsto (300.000), ma soprattutto perché la evoluzione sociale pretende di parlare di qualità della vita che comprende ecoambiente, ecologia, forestazione e tanto altro.

Sono cambiati i paradigmi. Basti osservare che la qualità della vita prima era assicurata da una urbanizzazione fatta di vicoli stretti, bui e tortuosi con un verde ridotto ai vasi da fiori (vedi Bari vecchia); poi con una urbanizzazione fatta a scacchiera, di spazi e luminosità e giardini (vedi Bari murattiana); oggi è necessaria una funzionalità più efficace, una fruizione più agevole dei servizi, una disponibilità di verde, di parchi disseminati, di spazi per il tempo libero.  

Intanto, però, si procede per varianti e deroghe, tendenzialmente in contrasto al Piano vigente ma anche al più semplice buonsenso, tanto da non essere giustificate nemmeno dalla unanimità del voto del Consiglio Comunale.

E’ veramente strano, infatti come l’amministrazione pubblica, che ha redatto il PRG, sia la prima a infrangerlo ricorrendo a deroghe che appaiono strumentali e giustificate con scuse molto variopinte. E queste deroghe, guarda caso, riguardano proprio i temi della evoluzione sociale quali ambiente, forestazione, qualità della vita.  

Oggi, purtroppo, osserviamo che Bari è ingolfata e che il suo polmone verde è collocato al di fuori dei confini della Città, in campagna (!) tanto che il verde procapite si attesta ai 9mq. Dire, tuttavia, che sia il verde il solo neo della attuale urbanizzazione e del Piano vigente è un eufemismo d’ottimismo.  

Sentire i Sindaco che pronuncia (Quotidiano 20 settembre 2022): “Le scelte fondamentali di questa città sono state già fatte, non le troveremo nel Pug”. Quali scelte? Quelle del lontano secolo scorso?

Poi, aggiunge, enumerando i successi del cemento: “L’introduzione nel 2019 della legge regionale ha fornito utili spunti per disciplinare i meccanismi di gestione di transizione dal vecchio strumento urbanistico al nuovo, attraverso una più precisa definizione dei meccanismi di perequazione e misure premiali”.

Ho chiesto al salumiere sotto casa cosa volesse dire.

Ha risposto con una alzata di spalle!

Ma noi abbiamo capito, leggendo le esternazioni di Nicola Signorile, critico d’architettura e saggista:  “Il piano regolatore di Quaroni va bene a tutti. Prevede ancora 15 milioni di metri cubi da costruire, sono una promessa per i proprietari dei suoli e per gli imprenditori che hanno prenotato quei suoli e non hanno alcuna intenzione di rinunciarvi … I proprietari dei suoli, gli imprenditori edili e le forze finanziarie bancarie che insistono nel mercato dell’edilizia a Bari, hanno la pretesa di conservare tutte le previsioni fatte da Quaroni”.

Il nostro auspicio? Ricostruiamo Piazza Risorgimento a somiglianza umana!

Antonio Vox


Presidente di “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

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