Gas, Fondo Usa acquisisce concessione in Basilicata

Il fondo di investimento Davidson Kempner Capital Management L.P. sede in New York, ha acquisito la concessione Cugno Le Macine(campo Grottole-Ferrandina, provincia di Matera che insieme al campo Pisticci costituiscono un punto nodale sia per il gas proveniente dall’Algeria sia per quello programmato dalle strutture decisionali dell’Unione europea).

 Zona per lo stoccaggio di gas naturale più grande dell’Italia meridionale, nel 2012 affidata a Geogastock, in liquidazione dal 2020, controllata da Avelar Energy Group, quartiere generale Zurigo, holding europea della multinazionale Renova guidata dal russo Viktor Vekselberg che detiene un patrimonio stimato di 12,3 miliardi di dollari.

Il Fondo USA tramite la piattaforma Thaleia, dedicata ai progetti per la transizione energetica, mira a sviluppare il potenziale di Cugno Le Macine, il cui volume di working gas risulta calcolato in 800 milioni di metri cubi standard. Un metro cubo nel mercato tutelato, con protocollo dell’Autorità regolazione per energia reti e ambiente, costa 0,5 euro.

Obiettivo principale è “ la costruzione di una piattaforma energetica e infrastrutturale con respiro europeo e un focus sul Mediterraneo”.

Thaleia è guidata da Marco Reggiani amministratore delegato e direttore generale, già presidente di Italgas, general counsel di Snam, presidente di Stogit il più importante operatore italiano nel settore di ammasso del gas e tra i maggiori in Europa.

Davidson Kempner gestisce risorse per circa 36 miliardi di dollari, 500 dipendenti, presidente Anthony Yoseloff, con uffici a Londra, Dublino, Mumbai, Filadelfia, Shenzen, Hong Kong. Ultimamente è stato classificato come l’ottavo Hedge Fund(fondo speculativo) più rilevante al mondo.

A proposito di gas lucano. Forse è utile ricordare che l’ENI nasce il 15 novembre 1953. In seguito ai favorevoli rilievi praticati dalla Fondazione Lerici, Agip Mineraria azienda generale italiana petroli fondata nel 1926 proprietà del Gruppo Eni, a dicembre 1958 trasferisce alcune sue attrezzature dall’Abruzzo e versa nelle casse dell’Ufficio del Registro di Matera 41 milioni di lire per la tassa di autorizzazione, gestendo così 8 mila metri quadrati in territorio di Ferrandina provincia della Città dei Sassi.

Trenta operai e tecnici lavorano, in tre turni, giorno e notte. Nel pomeriggio del 27 febbraio 1959 una fiamma altissima si sprigiona dal Pozzo Ferrandina 1, situato a 1.800 metri di profondità.

Si riscontra tantissimo gas.

Il presidente dell’Eni, Enrico Mattei, in data 22 giugno dello stesso anno, visitando i pozzi ferrandinesi afferma: “ Da trent’anni si sapeva che in queste zone c’era metano, ma tanti anni sono trascorsi invano perché nessuno si è dato cura di trovarlo. Il gas metano rinvenuto in Lucania è un’occasione fondamentale che determinerà il futuro del Sud. La grande disponibilità di fonti energetiche a basso prezzo creerà industrie e migliori condizioni di vita in queste zone d’Italia”.

L’inviato del quotidiano Times, a fine 1961, arrivato a Grottole poco distante da Ferrandina scrive che “Il metano scoperto nella sottostante Valle del Basento ha fatto quello che Garibaldi mancò di portare a termine in queste terre”. Il giornalista inglese fu colpito dai manifesti murali che rivendicavano la messa in opera di fabbriche con la scritta “ Noi pure siamo italiani”.

Prima Agip e poi Saipem durante il 1962 rinvengono enormi quantità di gas nel sottosuolo di Ferrandina e Grottole e Salandra(concessione denominata Cugno Le Macine) e in quello di Pisticci(concessione Serra Pizzuta).

Enormi quantità significa che a fronte di 40 pozzi perforati il giacimento risultava presumibilmente valutato in 11 miliardi di metri cubi di gas. Utilizzati da chi?

Sei miliardi immessi nei metanodotti nazionali mentre per le industrie della Val Basento(Liquichimica e Anic e Materit e Cemater e Ceramica Pozzi e Enichem, eccetera) il fabbisogno si aggirava intorno ai 400 milioni di metri cubi annui. Briciole energetiche e finanziarie per gli abitanti della Basilicata.

Oggi, anno 2023, quanto gas e petrolio vengono trovati e portati alla luce dalle profondità della cosiddetta Lucania d’Arabia?

Ah, saperlo.

NINO SANGERARDI

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