Moro, Decaro: “con sua morte sconfitta idea di politica ispirata al dialogo, alla conciliazione”

«Commemorare Moro in questa giornata deve significare soprattutto ricordare l’importanza dei valori di cui è stato testimone: la moderazione, la temperanza, il dialogo. In particolare, in questo momento storico, in cui si sta discutendo di riforme, mi auguro che chi ha l’onore di guidare questo Paese non voglia fare delle modifiche costituzionali a colpi di maggioranza e spero che chi, invece, rappresenta le minoranze e l’opposizione non decida, magari per un tornaconto di carattere elettorale, di astenersi dalla partecipazione democratica sulla scelta delle regole di funzionamento del nostro Paese». Lo ha detto il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro, nel corso della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, intervenendo alla cerimonie in ricordo del 45° anniversario dell’omicidio di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate rosse il 9 maggio 1978, dopo una lunga prigionia, il cui cadavere venne ritrovato in via Caetani a Roma.

La commemorazione, promossa e organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con la Federazione dei centro studi “Aldo Moro”, si è svolta in due distinti momenti: prima la deposizione di una corona d’alloro davanti al monumento commemorativo dello statista pugliese in piazza Aldo Moro, poi ai piedi della lapide dedicata allo statista e agli agenti della sua scorta, sulla facciata di Palazzo di Città, in corso Vittorio Emanuele.

Decaro ha ricordato anche gli uomini della sua scorta e ha ringraziato le Forze dell’ordine, che «quotidianamente lavorano per proteggere la nostra comunità e che in questi giorni sono impegnate in città per garantire la sicurezza dei cittadini durante i festeggiamenti del nostro Santo Patrono».

«Il 9 maggio 1978, con l’omicidio di Aldo Moro – ha aggiunto – non scompariva solo una figura di spicco della politica nazionale, il presidente della Democrazia Cristiana, un parlamentare ma anche uno statista, un intellettuale, un accademico, un figlio di questa terra. Con la sua morte veniva sconfitta l’idea di una politica ispirata al dialogo, alla conciliazione, alla temperanza, valori che Aldo Moro incarnava. Sembrava morire anche – ha proseguito Decaro – l’idea di unità di un Paese già lacerato dal fascismo e dagli orrori della seconda guerra mondiale. Con Aldo Moro quel giorno morì anche un pezzo di Stato. Non è stato semplice fare i conti con quella vicenda, forse non lo è tuttora. Ciò che è certo, però, è che da quel momento il seme del terrorismo e del brigatismo rosso ha smesso di germogliare nel nostro Paese; da quel giorno non fu solo lo Stato a ingaggiare una battaglia contro ogni forma di violenza politica ma soprattutto i cittadini italiani, tanto che quella data ha segnato uno spartiacque».

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