Lo squadrismo incrociato

Qualche tempo fa, i comunisti denunciavano una “vile agressione”di cui erano state vittime alcuni loro compagni da parte di appartenenti a movimenti neofascisti, in piazza della Repubblica a Firenze, davanti al bar “Le giubbe rosse”.

E’ di ieri la notizia della contestazione al “Salone del libro” di Torino da parte di giovani di sinistra della Ministra Eugenia Roccella che ha costretto la Meloni a dire che è inaccettabile “silenziare”(!) un Ministro.

Vi sono stati commenti dell’una e dell’altra parte di cui non è difficile immaginare il contenuto anche in mancanza di una loro specifica lettura.

Le accuse incrociate di squadrismo e di politica aggressività che ormai quotidianamente si scambiano post-fascisti e post-comunisti è purtroppo una riprova scocertante dell’ignoranza degli Italiani circa la mentalità che da duemila anni affligge l’Ocidente e del loro rifiuto di ragionare per capire la fonte della insanabile contrapposizione permanente.

In luogo di commuoversi pensando alla nobiltà dei propri rispettivi fanatismi, gli abitanti dello Stivale si rifiutano di meditare profondamente sulla loro “disgrazia” di essere perennemente in conflitto tra di loro e arrabbiati per il fatto di scoprire che non tutti la pensano allo stesso modo.

Nessuno dà rilievo al fatto che ciò avviene da quando essi sono passati da un tipo di civiltà, quella greco-romana, fondata sull’apertura religiosa (le porte dell’Olimpo erano sempre spalancate per accogliere nuove divinità provenienti da Paesi lontani) e sul razionalismo-empiristico  politico (pensare alla più logica soluzione dei problemi della res publica e sperimentarne concretamente la validità) ad un altro tipo di convivenza (solo eufemisticamente chiamato con lo stesso nome), proveniente dai barbari ( pur nel senso più benevolo del termine) Paesi del Medio Oriente.

Il passaggio, unito alla scelta altrettanta improvvida di mandare in soffitta la filosofia realistica di Sofisti e Presocratici per “sposare” quella astratta, fantasiosa “iperuranica” di un filosofo altero, autoritario, supponente e capace di rendere inoperante il pensiero libero con i meccanismi coercitivi dell’Accademia (vai in cattedra se giuri in verba magistri) significò allontanarsi dal modello di una res publica democratica per passare in un Regno dispotico di autoritarismo, autocratismo, e assolutismo di verità incontrovertibili (perché provenienti da Dio o di inattaccabili Maestri del Pensiero) in cui credere ciecamente, senza tentennamenti. 

L’Italiano di oggi che ha conosciuto altresì le devianze ancor più negative  del pensiero platonico operate dall’idealismo filosofico tedesco di fine Ottocento di che cosa si lagna?

Che giovani discepoli della filosofia hegeliana di sinistra impediscano di parlare a rappresentanti della filosofia hegeliana di destra (rafforzata per giunta dall’irrazionalismo fidesistico cattolico)  con atti di vero teppismo politico,  chiudendo sul nascere un discorso che, per l’obbedienza, pronta cieca ed assoluta in Verità indimostrate ma ritenute insuperabili, non ammette soluzioni concordate? 

Di che si lagna se sa bene che gli stessi atti di cosiddetto “squadrismo” sono il comune denominatore di post-fascisti e di post-comunisti? 

E di che si lamenta se sa di non avere mai fatto niente perchè gente dal pensiero libero e sgombero dai condizionamenti che non sono solo politico-ideologici ma anche religiosi potesse contare nel “Bel Paese” per dargli un assetto più civile?

Ho sentito fior di sedicenti “intellettuali” affermare  che l’Uomo ha bisogno, per vivere… di utopie.  E allora…di che lagnarsi se gli utopisti, per principio (per la contraddizione che non lo consente)  contrari alla ragione, hanno comportamenti irrazionali e aggressivi?

  LUIGI MAZZELLA

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