L’amore vero non è mai violento

Quante volte ci è capitato di sentire in televisione o sui giornali la notizia di una donna uccisa o violentata. Non da una persona qualunque, ma da un ex fidanzato, da un compagno, da un marito: figure che non avrebbero dovuto far altro che proteggerla e rispettarla. In una parola: amarla.  

La violenza su una donna – che sfocia purtroppo, nei casi più gravi, nel femminicidio – non è sintomo di amore, neanche lontanamente! 

Analizzando i dati ISTAT, la curva che segna l’andamento di questi fenomeni nel nostro Paese, a partire dal 1990, ha subito una crescita esponenziale e mostra come il 12.5% delle vittime abbia un’età inferiore ai 24 anni e nell’8.6% dei casi si tratti addirittura di minorenni. Ma ciò che rende questi dati ancor più agghiaccianti è la giustificazione serpeggiante che l’uomo abbia il diritto di possedere la donna, ritenendosi superiore e sottraendo sé stesso, in tal modo, ad un esame interiore che, invece, porterebbe allo sgretolamento delle radici su cui il problema poggia.

Troppo spesso, ormai, un uomo preferisce far del male alla donna che dice di amare, facendo prevalere i suoi bisogni e le sue volontà, come nel caso di Giulia Cecchettin. Centocinquesimo femminicidio da inizio anno in Italia, orrendo assassinio avvenuto per mano dell’ex fidanzato, che ha preferito rubare una vita piuttosto che usare la propria ragione e considerare la sua donna eguale a lui nei diritti. 

Un uomo che tratta male e non rispetta una donna non è un Uomo. Per secoli le donne sono state succubi degli uomini, costrette a reprimere le proprie libertà: ora si parla continuamente di sviluppo sociale e di libertà delle donne, ma le continue violenze che noi donne subiamo stanno mandando in fumo tutti i passi fatti in avanti. 

Si dice che bisogna fidarsi di chi ci ama e che amiamo. Ma come facciamo? Come si può fidare di un coetaneo una ragazza che viva il costante timore di subire del male fisico o psicologico? Come si fa a dar voce alla nostra libertà se bisogna temere per la nostra incolumità, passeggiando semplicemente per strada di sera? Come facciamo ad amare noi stesse in primis, se dobbiamo sentirci costantemente sotto giudizio degli uomini per un abito o un comportamento? 

È il momento che anche gli uomini capiscano la gravità della situazione, perché non è più un caso sporadico. È una paura cucita sulla pelle di ognuna di noi, sin da piccole, che nessuno riesce a estirpare. 

Nessuno potrà ripagare Giulia Cecchettin, Roberta Siragusa, Yara Gambirasio e decine di altre ragazze per la vita che è stata sottratta loro. Nessuno potrà riportare indietro a ognuna di noi la libertà tòltaci in questi anni, sprecati a lottare per salvaguardare la nostra sopravvivenza, minata anche dai “bravi ragazzi”. 

È il momento che gli uomini prendano posizione e non si nascondano dietro il “non siamo tutti uguali”. La violenza non ha nulla a che fare con l’amore, ed è ora che sia chiaro a tutti, perché l’indifferenza equivale a coprire l’orrore.

Rossella Fioriello e Stella Fraddosio – 4^C

Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” – Bari

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