Giacomo Matteotti: l’inarrestabile verità della ragione

Il 10 giugno 1924 l’onorevole Giacomo Matteotti, mentre passeggia sul Lungotevere diretto verso Montecitorio, viene aggredito a manganellate da cinque membri della Ceka, la polizia politica fascista, per poi essere trasportato di peso su un’autovettura e, infine, ucciso da due coltellate. Insieme a lui muoiono la volontà di libertà dell’Italia e la più accesa lotta al Fascismo.

A quasi cento anni dalla morte del segretario del Partito Socialista Unitario, la Sala Consiliare del Comune di Bari accoglie, in questi giorni, la rappresentazione GiacomoUn intervento d’arte drammatica in ambito politico a cura di Elena Cotugno e Gianpiero Alighiero Borgia, inserito nella stagione teatrale 2023/24 del Teatro Pubblico Pugliese.

All’iniziativa hanno preso parte alcune classi quarte e quinte del Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” di Bari.

I testi utilizzati per lo spettacolo, recitati con tragica e intensa espressività dalla stessa Elena Cotugno, sono ritagli dei verbali delle assemblee parlamentari in cui sono riportati due importanti discorsi tenuti da Matteotti: quello del 31 gennaio 1921, data in cui l’onorevole denuncia in Parlamento (dove i fascisti non hanno ancora rappresentanti) l’ambigua complicità fra le forze politiche dell’Agraria, la borghesia terriera nascente, e le squadracce fasciste; e quello del 30 maggio 1924, il suo ultimo appello alla Camera, costituita ormai per il 66% da membri del Partito Fascista, con la denuncia dei brogli elettorali nelle elezioni del 6 aprile del 1924.

Ed è con «la sua solita precisione, con la schematicità del sillogismo», sottolinea la Cotugno, che Matteotti conduce l’estrema opposizione al fascismo, in difesa della libertà dell’Italia e degli Italiani, a sostegno di una verità ormai, come da lui stesso dimostrato, minata e occultata dal Governo e dalla propaganda, in un tempo di violenze, di silenzi, di oltraggi alla libertà di pensiero. «I numeri, i fatti e i documenti raccolti» sono alla base di tutti i suoi interventi alla Camera. Non intende perdersi in grandiosi discorsi politici e filosofeggianti, non intende neppure arrogarsi il compito di colpevolizzare una parte ed elogiarne un’altra; intende presentare dei ragionamenti fondati su fatti documentati, svelare agli occhi dei presenti e del popolo la pura e semplice verità: le origini del Fascismo e l’immobilità morale e politica del Governo, nel discorso del ’21; la vergogna delle elezioni compromesse dall’agire violento e minaccioso dei fascisti, nel discorso del ’24, perché, come lui ben sa, «sotto l’intimidazione non si legifera; non si legifera tra i fucili spianati e con la minaccia incombente delle mitragliatrici», come aveva avuto a dire Filippo Turati tempo prima a riguardo della legge elettorale del 1923, approvata in un clima di tensione e minacce.

A Matteotti venne chiesto di «parlare prudentemente», ma decise di «parlare parlamentarmente», di comunicare con minuziosità i dettagli delle violenze psicologiche, fisiche, politiche e giuridiche che il Fascismo stava procurando all’Italia.

Ma a parlare, anzi ad urlare in sua memoria, oggi, è stata l’arte: quella teatrale, speranzosa nella sua missione di ricordare ed elogiare un uomo come Giacomo Matteotti, martire per la libertà, e di rivolgere alla nuova generazione, spesso del tutto ignara dei fatti della dittatura fascista, l’importanza della formazione di un proprio pensiero critico sulla realtà circostante, che davanti all’illegalità sia capace di alzare la voce sino all’ultimo respiro.

Giacomo, raffigurato nella locandina dello spettacolo con due garofani rossi posati sugli occhi, simbolo di rinascita adottato dal Partito Socialista, è l’emblema della lotta per la libertà e della speranza che non si taccia più dinanzi agli orrori dell’illegalità, ma si combatta, senza violenza alcuna, armati di una sola tagliente arma: la libera parola.

 Arianna Campolieto – 5C, Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”, Bari

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