La nuova rivoluzione industriale: saremo sostituiti dall’Intelligenza Artificiale?

Il 22 novembre 2023 il Forum delle Giornaliste del Mediterraneo si è riunito presso l’Università di Bari, per l’ottava volta, per discutere della sfida lanciata dall’intelligenza artificiale (AI) al giornalismo come forma di ricerca e attivismo. La partecipazione del pubblico era attiva. Al dibattito hanno preso parte personalità competenti, le quali hanno introdotto in primo luogo le modalità per un corretto utilizzo del linguaggio e della sua interpretazione.

L’AI potrà mai sostituire l’uomo? Su questa domanda, ancora senza risposta, gli specialisti del settore hanno condiviso metodi su come un individuo possa utilizzare l’AI e non esserne succube.

Felice Blasi, vicepresidente CoReCom Puglia, ha dimostrato innanzitutto quanto il giornalismo possa influire sulle scelte e sulle idee dei giovani lettori, i quali spesso subiscono passivamente le notizie senza sviluppare senso critico. Questo perché, grazie alle tecnologie digitali, le nuove generazioni ricevono risposte istantanee e capaci di modellarsi sulle loro richieste: la rete, di fatto, acquisisce capacità proprie dei giornalisti.

Interessante la riflessione che espone Raffaele Lorusso (Comitato esecutivo Federazione Internazionale dei giornalisti): la dipendenza dalla rete e il suo utilizzo sono come la sindrome di Stoccolma, poiché si è innamorati di una realtà precariamente dannosa e negativa. 

Gabriele Cruciata (Google News Lab) offre un esempio di utilizzo efficace dell’AI: “Pinpoint”, uno strumento di ricerca che permette di sbobinare video e audio, leggere fotografie e ricercare documenti in un archivio personale online.

A conclusione della conferenza, con l’intervento della digital journalist Barbara d’Amico si è giunti alla conclusione che l’uomo non potrà mai essere sostituito dalle nuove tecnologie – se non per lavori meccanici –, specialmente in ambito giornalistico: l’AI ci dà un’informazione statistica, mentre un giornalista ne dà una visione etica e, nel suo ruolo, non solo racconta la vicenda, ma ne è testimone e ne è coinvolto attivamente. Di contro l’uso della AI può diventare una grande opportunità se saputa usare opportunamente.

In veste di “inviate speciali”, abbiamo intervistato Barbara d’Amico.

Con quanta tempestività una notizia su una tematica seria deve essere riportata per essere sia notiziabile che veritiera?

Si può essere tempestivi con le cinque W, ma non si va oltre questi punti: questo è l’approccio di metodo. Altrimenti si può “trascurare” la tempestività approfondendo la notizia e dando risposte ai lettori: il giornalista può raccogliere informazioni con più calma, ma deve rispondere necessariamente alle richieste del pubblico.

Secondo Lei come mai c’è tanta differenza numerica tra uomini e donne nel settore giornalistico?

Di certo il problema viene da lontano: le donne da sempre studiano di più, ma nella gerarchia del settore sono più penalizzate a causa del contesto generale; dunque fanno più fatica ad ottenere un ruolo di rilievo e soprattutto a mantenerlo. Le redazioni sono da sempre organizzate in modo verticistico, usando un linguaggio quasi militare (si parla di caporedattore, caposervizio ecc.).
Le figure stabili all’interno delle redazioni, praticamente composte da uomini cinquantenni, hanno punti di vista che non rispecchiano più l’attualità e le diversità trasversali, perciò il pubblico non sentendosi rappresentato, né sceglie di leggere la testata né si interessa al mondo del giornalismo.

Grimaldi Ilaria, Luce Antonella – 3^D Cambridge

Liceo classico “Quinto Orazio Flacco” – Bari

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