Visto per voi: IO CAPITANO. Cosa ci insegna la storia di Seydou e Moussa

La mattina del 21 novembre 2023 alcune scuole baresi, tra cui il Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”, hanno partecipato alla visione del film Io Capitano di Matteo Garrone, candidato agli Oscar come miglior film internazionale. La proiezione si è tenuta presso il Multicinema Galleria di Bari nell’ambito della manifestazione “Anni Verdi. Film & Media Fest 18°”, un festival dedicato al cinema e alle arti audiovisive per i giovani, promosso dalla Cooperativa sociale Il Nuovo Fantarca.

Gli studenti, prima della proiezione del film, hanno guardato un breve video introduttivo nel quale il regista e gli attori protagonisti del film, ora negli Usa, hanno voluto spiegare agli spettatori, con la loro viva voce,  contenuti e tematiche della pellicola.

 «Il film racconta di un viaggio, di un’avventura epica della quale siamo abituati a vedere solo la parte finale: lo sbarco a Lampedusa e il conto dei vivi. Io ho voluto raccontare la parte che non si conosce del viaggio dall’Africa all’Europa, attraverso gli occhi del protagonista. Il racconto nasce dalle testimonianze di chi realmente ha vissuto quest’Odissea contemporanea, come i due cugini Seydou e Moussa, i quali, durante il loro viaggio nel deserto, ci permettono di riflettere sulle ingiustizie subite da chi, come loro, decide di inseguire i propri sogni partendo dal suo Paese, in questo caso il Senegal, colorato dalle tradizioni e da un forte senso della famiglia». Ci dice così Garrone, mostrando alle sue spalle alcune immagini delle location scelte per girare le scene del film, che hanno costituito lo spazio non solo del viaggio della speranza attraverso l’Africa, ma anche del viaggio interiore che trasformerà il giovane Seydou.

 Il regista presenta la storia dei due ragazzi tramite diversi tipi di narrazione, tra cui la cronaca e il realismo magico; racconta questo mix di genere tra fiaba occidentale e fiaba africana grazie alla colorata ed esperta fotografia di Paolo Carnera. Già dal titolo si può desumere il ruolo del protagonista, poiché attraverso l’apparente ossimoro tra la parola io, allusiva di una dimensione individualistica, e la parola capitano, che presuppone un “loro”, Seydou diventa l’eroe-guida della storia. Infatti, sin dall’inizio si preoccupa di proteggere il cammino degli altri prendendo sempre l’iniziativa e rischiando costantemente la vita, nonostante abbia solo sedici anni. Il messaggio è lanciato alla fine del film, quando Seydou, che si è assunto la responsabilità di numerose vite, riesce a condurre l’imbarcazione verso l’isola di Lampedusa e, dopo aver urlato ripetutamente «Non ho fatto morire nessuno!» e «Io Capitano!» – grido che dà il titolo al film -, volge al pubblico uno sguardo interrogante, quasi a dire “Io ho fatto questo. E voi cosa fate?”.

Una domanda da rivolgere soprattutto all’Europa in quanto sistema impegnato a proteggere i propri confini, le proprie ricchezze, la propria cultura, più che a offrire, nell’emergenza, sostegno e solidarietà ai migranti extracomunitari. Tuttavia il messaggio finale è diretto anche a tutti noi, singoli cittadini, così che possiamo tornare a casa con l’intento di essere capitani nel nostro piccolo: guardare verso il giusto, non rimanere indifferenti, abbattere le difficoltà che abbiamo nel decidere e nell’esporci. Dimostrando che tutti possiamo essere capitani.

Carola Petrelli e Marlene Colaianni – 3^F, Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”, Bari

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