Al “Meta” Eugenia Canfora: “Ho tolto il di troppo”

Nell’ambito del Meeting del Volontariato 2023, il 2 dicembre, presso Spazio Murat a Bari, si è dibattuto di uno dei più gravi problemi della odierna società: l’esclusione sul piano politico, economico e sociale delle periferie.

L’incontro si è aperto con la trasmissione di un filmato riguardante un’iniziativa portata avanti, dal 2019, dall’assessora del Welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico: la Bibliobarca, la prima biblioteca in mare. Il progetto, realizzato grazie alla collaborazione tra il Ministero di Giustizia, l’assessorato e “Bari Social Book”, nasce dalla promozione di un percorso culturale aperto alla comunità barese, soprattutto quella “dimenticata”. All’impresa, difatti, hanno lavorato ragazzi del circuito penale, restaurando e sistemando una barca a vela confiscata ai trafficanti di migranti, rendendola una vera e propria biblioteca che veleggia sulle acque della città.

La possibilità di rinascere, di avere speranza in un futuro degno, di piantare semi che abbiano la possibilità di fiorire, anche se in un terreno desertico. Tutto il meeting è stato incentrato su questo tema.

A questo proposito è intervenuta, come ospite, la dirigente scolastica dell’Istituto “F. Morano” di Caivano, Eugenia Canfora, da qualche anno al centro di diverse polemiche sulla sua condotta all’interno della scuola e del quartiere in cui essa si trova. “La scuola peggiore di Italia, una periferia nelle periferie delle periferie italiane”: così la dirigente presenta il suo istituto, con le dure parole di cui i media italiani hanno fatto uso rivolgendosi alla piccola realtà di Caivano, in provincia di Napoli.

Una realtà di violenze, abusi, spaccio e malavita, una periferia umana. Ma cos’è di fatto una periferia? Per la dirigente Canfora: “Tutto è periferia, Bari è una periferia rispetto a Roma, l’Italia è una periferia rispetto al mondo”. Ciò che rende una periferia tale non è la sua posizione geografica rispetto al centro della città di cui fa parte, ma la presenza dei “muri invisibili del pregiudizio”, l’assenza di uno Stato capace di fornire ai cittadini che abitano quella periferia la certezza di essere ascoltati, capiti, di permettere loro di scegliere la strada più giusta, in un contesto in cui la criminalità serpeggia in ogni angolo, alla luce del sole.

Quando alla preside è stata affidata quella scuola, vedeva solo caos e confusione. “Era tutto troppo affollato, c’era qualche persona e qualche pistola di troppo” -ribadisce- “ho fatto il mio dovere e ho semplicemente tolto il di troppo”. Solo pochi dei ragazzi dell’istituto frequentavano continuatamente le lezioni, allora la dirigente è andata a casa di ciascuno di loro, ha bussato alle loro porte, ha parlato con le madri, a volte troppo giovani e non sempre adatte a impartire la giusta educazione ai figli. Ha compreso la loro realtà e solo così è riuscita a trasmettere il messaggio di cui per tutta la vita si è fatta portatrice: l’educazione può salvare.

La dirigente non ha avuto paura di uscire dalla sua scuola, o meglio, come lei afferma “dalla scuola dello Stato”, e andare per strada, riportando ciascun ragazzo dei ragazzi nelle classi. Ascolta le loro storie, presenta loro dei modelli da poter seguire, conosce le loro vite, perché, come lei afferma, “un educatore non dovrebbe mai stare davanti ai ragazzi, un educatore deve stare al loro fianco e ascoltarli, perché noi adulti abbiamo già parlato troppo, adesso è il loro momento”.

Eugenia Canfora è riuscita a demolire quei pesanti muri che circondavano Caivano e ha proposto un piano educativo a ragazzi che non osavano avere aspettative per la loro vita futura, perché l’educazione è il migliore dei modi su cui investire.  Affinché queste zone smettano di essere considerate periferie, bisogna educare, aggrapparsi alla potenza della cultura, istituzionale e umana.

“Cercate il bello intorno e dentro di voi, e combattete per tenerlo in vita”. È uestol’augurio con cui la Canfora ha lasciato il palco del Meeting del Volontariato 2023.

Arianna Campolieto – 5C, Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”, Bari

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