“Non posso fare a meno di sperare”

Nei giorni scorsi, tutte le classi Seconde dei due plessi della S.S. di Primo Grado “Bosco-Netti” di Santeramo in Colle hanno partecipato all’incontro con il Presidente dell’associazione “Anto Paninabella OdV”, Domenico Diacono, padre di Antonella, giovane adolescente che a Bari, il 28 novembre 2017, all’età di 13 anni, ha deciso di togliersi la vita.

E in questi giorni, sicuramente non facili poiché vanno dal suo anniversario di morte (28 novembre) al suo compleanno (8 dicembre), il padre sta svolgendo incontri in alcune scuole della Puglia per sensibilizzare i ragazzi su questo argomento.

Nella nostra scuola l’incontro è stato organizzato nell’ambito di iniziative miranti ad aumentare la consapevolezza emotiva e l’autostima dei ragazzi, combattere i segni della depressione e della sofferenza psicologica e, allo stesso tempo, fornire agli adulti strumenti per prevenirla ed intercettarne precocemente gli eventuali sintomi.

La nostra Dirigente, dott.ssa Daniela Caponio, ha presenziato all’incontro aprendolo con la lettura di alcune parti di una lettera scritta da Antonella, in cui racconta di sé e del suo malessere, del suo sentirsi percepita come “diversa” ma “non diversa in quel modo che fa spalancare gli occhi dallo stupore e viene ammirata. I miei compagni mi chiamano “strana”. Perché non faccio musical.ly. Perché sono intelligente ma non colta. Perché non mi apro e sto sempre da sola. Perché amo il silenzio in un mondo che non smette MAI di fare rumore”. Diversa “perché sogno in grande anche se sono piccola e insignificante. … Perché sono una sagoma di sfondo nelle vite degli altri, ma soprattutto della mia.

Parole di un’adolescente, come noi, quelle di Antonella che dice: “Andate contro i pregiudizi … perché ciò che gli altri pensano di noi si attacca come una seconda pelle.” 

Domenico Diacono, il papà di Antonella, visibilmente emozionato, ha affrontato questo delicatissimo argomento con tanto garbo e delicatezza.

Domenico ha iniziato parlandoci dei sogni, dei progetti e dei bei momenti vissuti con Antonella ma anche del grande vuoto lasciato dalla sua scomparsa e degli inevitabili sensi di colpa, del dolore con cui convive, condiviso e vissuto in modo diverso da sua moglie e da suo figlio Paolo.

Attraverso la proiezione di alcune diapositive ha provato a spiegarci le dinamiche, gli errori, le mancanze, le problematiche che coinvolgono i giovani, spesso incapaci di riuscire a perdonare se stessi per un fallimento o un insuccesso.

“Come abbiamo fatto a non accorgercene? È la domanda che ci poniamo continuamente. Lei si fingeva felice davanti ai suoi compagni, ai professori e davanti a noi, ma in realtà soffriva e non ha mai chiesto aiuto” ha poi continuato il padre.

Durante questo coinvolgente e a tratti commovente incontro, il papà di Antonella ha parlato utilizzando parole, sentimenti e pensieri di sua figlia, raccontando di una ragazza che si era sentita “sfondo nella vita degli altri” e che per qualcuno era “diversa”…perché le parole di Antonella riguardano tutti! E tutti siamo stati invitati a non chiuderci in noi stessi, ad esprimere le nostre paure ed insicurezze, a non isolarci né a vergognarci ma ad avere fiducia negli altri cercando di capire e comprendere empaticamente chi è in difficoltà anche semplicemente con un gesto o una parola gentile, con l’ascolto e la vicinanza, a volte anche con una tacita presenza.

Successivamente ci ha proposto una metafora, quella dei palloncini, di quando un professore dopo aver gonfiato tantissimi palloncini ne ha consegnato uno ad ogni alunno chiedendo di scriverci su il proprio nome. Aveva poi dato un minuto per trovare ognuno il proprio palloncino ma, trascorso quel minuto, nessuno aveva trovato il proprio. Ci è stato spiegato allora che, se si fossero aiutati a vicenda, tutti si sarebbero ritrovati con il proprio palloncino. Questo significa che l’aiuto degli altri è fondamentale così come avrebbe potuto esserlo per Antonella.

E quindi ci ha chiesto: “Come si può capire se si sta vivendo un momento di depressione?”

La risposta ci è stata data attraverso uno schema suddiviso in tre colori in cui i possibili segnali erano indicati in base alla loro gravità:

Verde-ti senti arrabbiato senza un perché; vedi un problema e non riesci ad affrontarlo

Giallo-non esci più e non mangi più; parli poco

Rosso-pensi che farti del male o morire sia la soluzione; il dolore e l’angoscia sono sempre più presenti.

Dopo è toccato a noi ragazzi porre alcune domande. La più rilevante è stata: “Come hai reagito al suicido di Antonella?” Domenico ha subito risposto che è stato soggettivo, per esempio lui ha pianto ogni giorno per 18 mesi, sua moglie non ha avuto la forza di piangere mentre suo figlio Paolo è riuscito a condividere con un post il suo dolore solo dopo sei anni.

L’incontro si è concluso con un importante messaggio: bisogna COSTRUIRE PONTI per GUARIRE FERITE.

Siamo quindi rientrati in classe rincuorati dal fatto che esiste sempre una via di uscita e che nei momenti più bui, pur di fronte allo sconforto più assoluto, è possibile trovare sempre qualcosa a cui aggrapparsi, una ragione, un progetto e un sogno per continuare a vivere.

Michela Lucarelli, Felice Perniola, Kabir Singh, 2^E “Bosco”, Emanuele Digregorio, Adriano Porfido, Marco Lafortezza, 2^B “Bosco” – S.S.1°G. “Bosco-Netti”, Santeramo in Colle (BA)

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