Una studentessa barese negli States. In Italia è tempo di iscrizioni a scuola. E in America?

Continua l’esperienza negli States della nostra studentessa, oggi nelle vesti di inviata speciale.

A gennaio i licei e gli istituti italiani sono impegnati tra open day e visite informative, mentre studenti e genitori si confrontano dubbiosi su quali siano la migliore scelta d’indirizzo, il miglior corpo docente e le migliori opportunità.

Le scuole cercano di accattivarsi il maggior numero di nuovi alunni, perciò non c’è alcun tipo di selezione o lista d’attesa, a meno che esse non presentino degli indirizzi caratterizzanti con potenziamento linguistico o scientifico. La recente aggiunta di questi nuovi indirizzi permette agli alunni di affrontare i loro studi soffermandosi sugli argomenti più confacenti ed utili alla successiva scelta universitaria e carriera da intraprendere. 

Nelle città americane, invece, il processo d’iscrizione alla scuola superiore è molto diverso e decisamente più complicato. Al contrario di quanto succede nei piccoli sobborghi, che ospitano ciascuno una scuola elementare, una scuola media e un istituto superiore, e che quindi non offrono possibilità di scelta, i genitori dei ragazzi delle metropoli devono iniziare a preoccuparsi per l’iscrizione alla high school già ad ottobre dell’ultimo anno di scuola media inferiore, confidando che i figli vengano accettati in scuole buone

In Pennsylvania non ci sono più di quattro o cinque scuole pubbliche che garantiscono un’educazione di qualità in ogni città, ma l’organizzazione è più o meno la stessa in tutti gli Stati. Questo tipo di high schools, dette special admission schools, richiedono determinati criteri per procedere con l’iscrizione: voti alti, buon punteggio all’esame statale e frequenza assidua. 

Dopo questa prima scrematura, gli studenti entrano nella fase di sorteggio e l’assegnazione in una buona scuola è rimessa alla sorte: i genitori sono costretti a presentare l’istanza di ammissione dei propri figli in più scuole ritenute buone o addirittura in tutte. Se sono accettati è bene, altrimenti alle famiglie rimangono due opzioni, poco allettanti, ma le uniche. La prima è andare nella propria neighbourhood school (la scuola di quartiere), assegnata in base al codice postale che, nella gran parte dei casi, offre un livello formativo piuttosto scadente. La seconda è pagare per una scuola privata: una decisione dal punto di vista economico molto impegnativa. Si pensi che in Pennsylvania il costo medio delle scuole superiori private è di circa $16.000 all’anno.

Il processo di iscrizione richiede molto tempo e dedizione da parte delle famiglie americane e danneggia non solo gli studenti meritevoli, che rischiano di finire in scuole con percorsi didattici di scarsa qualità, ma soprattutto le famiglie disagiate. I genitori più indigenti, occupati in mestieri usuranti per numerose ore al giorno, non hanno il tempo materiale per dedicarsi a queste pratiche lunghe e tediose, né possono sostenere costi così elevati. Di conseguenza i loro figli sono destinati a ricevere un’educazione non adeguata che influenzerà negativamente il loro futuro nel caso vorranno frequentare l’università. 

 Sebbene il Governo abbia cercato di rendere l’assegnazione delle scuole la più equa possibile, ha ottenuto il risultato opposto. Sono numerose le lamentele dei genitori riguardo alla mancanza di trasparenza e all’inutile complicazione del sistema. Particolarmente criticata è stata la scelta di prevedere un sorteggio specifico per ogni high school, determinando così che alcuni studenti vengono ammessi in tutte le scuole selezionate, altri in nessuna.

Le cause dell’iniquità tra gli alunni americani sono, tuttavia, profondamente radicate nelle fondamenta del sistema scolastico pubblico stesso e in problemi sociali come povertà e razzismo endemico. Sfortunatamente lo stratagemma del sorteggio aiuta poco a cambiare queste condizioni, sebbene il diritto all’istruzione dovrebbe essere garantito sempre e a tutti, e non solo ai fortunati o agli abbienti.

Caterina Sylos Labini – 4^C Cambridge, Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” – Bari

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