Treno della Memoria: dalla stessa parte

Si è soliti guardare da lontano la storia. L’azione erosiva della memoria, o meglio della non memoria, spinge a precludere alla banalità la complessità delle cose. È necessario, in una società civile, il ruolo della memoria collettiva. L’associazionismo svolge un ruolo chiave in questa missione sociale ed è grazie all’organizzazione del Treno della Memoria che alcuni alunni delle scuole superiori, tra i quali noi studenti del Liceo classico “Q. Orazio Flacco” di Bari, hanno avuto la possibilità di ripercorrere i luoghi della memoria delle deportazioni naziste nella prima metà del secolo scorso.

Dopo un lungo viaggio in pullman, iniziato il 16 gennaio scorso, giungiamo a Cracovia.

Già i primi giorni del viaggio sono molto intensi: il centro storico, il quartiere ebraico, la Sinagoga Remuh. Attori che, calandosi nelle storie di civili tedeschi, inducono alla riflessione sulla propaganda politica di Hitler e su quanto il Terzo Reich prometteva, sfruttando le fragilità e le debolezze della gente comune. 

Il quarto giorno è dedicato al campo di Plaszow e alla sede della fabbrica di Oskar Schindler, imprenditore tedesco che salvò circa 1200 ebrei assumendoli. Oggi la fabbrica è un museo sull’occupazione tedesca della Polonia. Poi il ghetto ebraico e la famosissima “Piazza degli Eroi del Ghetto”, allestita con 68 sedie, a simboleggiare le 68.000 persone deportate. 

Segue, il quinto giorno, la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Si percorrono in rispettoso silenzio gli spazi dove riposano, l’uno sull’altro, i bagagli delle vittime, gli occhiali, il pentolame, i capelli – testimoni silenziosi di una femminilità mutilata.

Nei capannoni oggi adibiti alle esposizioni del museo, sono disposte le foto di riconoscimento dei deportati, complete di data di nascita, professione, data di arrivo al campo e data di morte.

Tra i volti delle foto, ogni studente ha potuto – se emotivamente disposto – scegliere il nome di un deportato. Al termine della visita ciascuno ha pronunciato il nome della persona scelta, seguito da “Io ti ricordo”. Infine ha suggellato questa intima connessione imprimendo l’impronta del proprio pollice su un panno bianco restituendo alla persona dignità, sostanza, carnalità.

Prima del ritorno a casa, un giorno di riflessione, accolti da Una chiave di Caparezza: Non è vero / Che non sei capace, che non c’è una chiave / Siamo la stessa cosa, mica siamo imparentati / Ci separano solo i calendari. La chiave sono i volti delle vittime che, nonostante le barbarie naziste, conservano una diversa espressività; neanche la crudeltà può abbattere il nucleo di speranza, di bisogno di  infinito che si cela negli animi e che, nonostante tutto, rinvigorisce e dà la forza di essere testimoni anche oggi, con le decisioni del presente.

Oggi più che mai è necessario confrontarsi con la Storia e affrontare esperienze come il Treno della Memoria, per riconquistare il senso di comunità. E’ importante che il pensiero critico non ideologizzi la cultura, ma la renda vessillo di libertà e dignità.

Sulpasso Rocco – Mascellaro Desirèe – 4^d Cambridge

Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” – Bari

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