La Giornata nazionale contro il Bullismo e Cyberbullismo

Sfigato. Ucciditi. Ti veniamo a prendere sotto casa. Sei inutile. Ritardato. Saresti meglio morto. Queste parole spesso le leggiamo in rete. Una forma di violenza psicologica che mira a isolare una vittima, renderla inutile e impotente di fronte ad attacchi sistematici e ripetuti sui social media.

Il 7 febbraio si è celebrata la “Giornata contro il Bullismo e Cyberbullismo”. In questa data istituzioni, esperti e associazioni specializzate cercano di sensibilizzare giovani e adulti su una piaga che purtroppo sembra sempre più diffusa. Il Consiglio Regionale della Puglia, a Bari, ha deciso di onorare le vittime e sensibilizzare il pubblico attraverso un seminario intitolato “Stop alla violenza”, promosso dalla Commissione di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia e tenutosi il 7 e l’8 febbraio. Incentivando così all’educazione digitale, richiedendo un impegno proattivo e collettivo per creare un ambiente online più sicuro e rispettoso.

Numerose le iniziative della nostra regione dedicate a fermare questo fenomeno, tra corsi di sensibilizzazione presso scuole di ogni genere e grado e mostre, come quella organizzata dall’Ordine dei Carmelitani di Nardò.

Il cyberbullismo è alimentato dalle nuove tecnologie e si manifesta su social media, forum, chat pubbliche e videogiochi, attraverso l’abuso verbale, la divulgazione di immagini, denigrazioni e minacce. Il cyberbullo, dietro una tastiera, si sente potente: un semplice “click” e diffonde informazioni dannose sulla persona bersaglio, che si ritrova impotente di fronte alla pubblica derisione.

Chi si occupa di questo fenomeno spiega sempre come i bulli, senza distinzione di genere, agiscono con spietata indifferenza, manifestando scarso interesse nei confronti delle conseguenze sulla loro vittima. La triste traiettoria dal profondo senso di vergogna e imbarazzo all’isolamento sociale può portare a manifestazioni depressive, attacchi di panico e, in casi estremi, tentativi di suicidio.

Il 15% degli adolescenti italiani dichiara di essere stato vittima di soprusi online; molti hanno deciso di mettere fine alla propria vita, per sfuggire alla costante tortura del cyberbullismo. Ne è un esempio emblematico il tragico caso di Carolina Picchio, che ha scelto il suicidio a soli 14 anni a causa di un video virale messo online dai suoi “amici”: oggi la Fondazione Carolina ne porta il nome e il ricordo. Sono tantissimi i casi simili al suo. La lettera d’addio di Carolina esorta alla responsabilità individuale nell’uso delle parole, soprattutto quelle pubblicate in rete. Nell’era digitale, l’educazione a questi strumenti emerge come difesa cruciale contro il dilagare del cyberbullismo. Le istituzioni educative devono assumere un ruolo proattivo, fornendo agli studenti conoscenze e strumenti per affrontare le sfide online in modo responsabile. Programmi educativi e docenti, opportunamente formati, devono immergere gli studenti nelle complesse dinamiche del cyberbullismo, illuminando i rischi e offrendo strategie di prevenzione. Aule rese spazi in cui gli studenti acquisiscano una comprensione critica del comportamento online. Coinvolgere attivamente genitori ed educatori promuove la comunicazione intergenerazionale, perché nessuno si senta mai lasciato indietro, quando invece è solo unico e speciale.

Gaia Belviso – 3^D Cambridge, Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco”, Bari

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