Il passato come opportunità per il futuro

Nell’ambito delle iniziative per il novantesimo anniversario del liceo “Q. Orazio Flacco” di Bari, l’istituto ha accolto tre illustri personalità – Luciano Canfora, Laura Cotta Ramosino, Claudio Schiano – per offrire agli studenti una possibilità di dibattito riguardo a un tema che investe molti campi del sapere e delle arti: ripensare al passato come opportunità per il terzo millennio.

L’incontro, incentrato sul modo in cui il cinema e la letteratura hanno fatto uso del passato per presentarne al grande pubblico un racconto romanzato, ha fatto emergere l’imposizione di un racconto falsato della storia, caratterizzato dalla continua narrazione di luoghi comuni. Laura Cotta Ramosin, sceneggiatrice televisiva che attualmente segue lo sviluppo di progetti locali e internazionali tra cui le due stagioni di Romulus prodotto per Sky, affronta la questione nel suo libro Tutto quello che sappiamo su Roma l’abbiamo imparato a Hollywood.

Spesso la Storia e i suoi eventi diventano solo uno sfondo per gli autori di libri e di videogiochi: nascono così leggende che piantano le radici nel nostro immaginario e si trasformano in verità e certezze, fatti da trasmettere. Claudio Schiano, docente dell’Università di Bari, riporta l’esempio di uno dei più celebri videogiochi del nostro tempo, Assassin’s Creed, che ha certamente avuto il merito di divulgare tra i più giovani nozioni elementari di un lontano e adrenalinico passato, ma di fatto è una storia puramente inventata. Come pure va considerata la possibilità che i videogiochi danno ai ragazzi di ‘giocare’ con la storia, ridotta però a un semplice passatempo, una materia da poter manipolare, privata dell’autorità che merita.

L’intervento della Cotta Ramosino si concentra sul diritto degli autori di modificare il passato utilizzando la loro creatività. La creatività è sempre lecita se si tratta di arte, e la letteratura e la cinematografia sono probabilmente le arti che più rientrano nel mercato mondiale, perché accessibili a tutti, indipendentemente dall’età e dal livello di cultura che si possiede. Il grande schermo ha dato l’opportunità al vasto pubblico di conoscere grandi personaggi storici. Si pensi al Gladiatore o ad Alexander: gli spettatori rimangono rapiti non tanto dalle gesta dei protagonisti, ma dai dettagli della loro vita privata, della loro visione del mondo, della loro continua lotta interiore  di tormentati eroi. Per quanto seducenti, questi aspetti non hanno un fondamento storico certo. E allora la creatività risiede nella capacità di far innamorare anche il pubblico meno colto delle conoscenze epistemiche che si possiedono e della possibilità che la ricostruzione del passato venga riconosciuta come documento storico.

D’altronde, la necessità di scrivere e sistematizzare la storia, secondo il prof. Canfora, fonda le sue radici in un bisogno empirico del potere: la storia è narrata sempre dai vincitori. La nascita della scrittura della storia deriva niente più che da un obiettivo politico, e non formativo. Erodoto e Tucidide, pur avendo due modi diversi di intendere la storia, concordano sul fatto che essa sia prima di tutto una historia, una ricerca faticosa della verità consultando diversi testimoni. Si deduce che, se la storiografia è contaminata dalla percezione dei testimoni, allora la storia è più vicina al verosimile che al vero. Insomma, la nascita della storia come materia da trasmettere ha in seme già la trasformazione soggettiva della storia stessa.

E allora deve essere impegno del nostro millennio, che ha la possibilità di avvalersi di straordinarie tecnologie, portare alla luce e diffondere quanti più documenti possibili, quante più verità possibili, perché non esiste alcun presente degno di essere definito tale se non vi è la consapevolezza che questo è fondato su un antico passato.

Arianna Campolieto – 5^C Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”, Bari

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