Quel contenzioso tra Banca Popolare Bari e UniCredit spa

Non risulta di pubblica evidenza, in marzo 2024, notizia riguardo la conclusione della diatriba giudiziaria originata parecchi anni fa tra Banca Popolare di Bari(metà giugno 2023 diventa Banca del Mezzogiorno riconducibile al Gruppo Mediocredito Centrale)  e Unicredit spa.

«A seguito di ulteriori rinvii, all’udienza del 19 febbraio 2019 il Collegio ha nuovamente introitato la causa a sentenza con assegnazione dei termini art. 190 C.p.c.».

E’ quanto si legge,nel documento che è stato possibile visionare, in ordine al contenzioso fra  i due Istituti bancari radicato nel Tribunale di Potenza.  La Banca barese invia,febbraio 2006, a Capitalia spa la  citazione inerente la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale della Banca di Roma,  quale capofila dell’allora Gruppo Bancario Bancaroma spa che in seguito entra a far parte del Gruppo UniCredit. Oggetto della causa? Ecco:

 1) danni patiti dalla controllata Nuova Banca Mediterranea in ragione del negligente esercizio delle mansioni di direzione e coordinamento di competenza della Banca di Roma;

2) danni patrimoniali e non, patiti dalla Banca Popolare di Bari in relazione al proprio investimento nella Nuova Banca Mediterranea: ciò per erronea classificazione di posizioni creditizie,con particolare riguardo al Gruppo Parmalat,in specie nel comparto turistico,considerate dalla Banca di Roma in bonis al momento della cessione della Nuova Banca Mediterranea quando, viceversa,già presentavano sintomi di criticità tali che avrebbero dovuto indurre una prudenziale classificazione di dette posizioni finanziarie.

Probabilmente Banca Popolare di Bari si riferisce al sovvenzionamento–sviluppato da Banca Mediterranea spa,controllata da Banca di Roma– del Gruppo di Calisto Tanzi: nonostante quest’ultimo  fosse immerso nella palude degli incagli e debiti.
 L’ispezione di Bankitalia(dentro bilanci e incarti di Banca Mediterranea) racconta di fidi concessi senza alcuna garanzia ai manager di Parmalat spa e Itc & P società attiva nel turismo.
 Denaro usato dai vertici di Parmalat per comprare azioni della stessa Banca creditrice: Banca Mediterranea.
 Il tasso d’interesse sul fido concesso a Parmalat veniva spontaneamente scontato da Banca Mediterranea in maniera molto favorevole,escludendo dalle spese la “ commissione scoperto” e il “ secondo tasso dare”. Partite di giro mirabolanti.

I soldi che Parmalat ha incamerato uscivano da una Banca la cui dinamica finanziaria è stata definita dagli ispettori di Bankitalia in questo modo : “ In preda a disordine contabile e a gravi carenze sulle procedure operative…Soldi viaggianti, sospesi in conti transitori”, concessi  in base a meri rapporti di conoscenza personale.

Con sentenza di  primo grado i Giudici hanno respinto la richiesta della Banca pugliese.
Gli avvocati di quest’ultima depositano appello. L’udienza di precisazione delle conclusioni rinviata d’ufficio al 27 giugno 2017: qui si realizza ennesima proroga al 27 marzo 2018, e quindi giungere alla riunione fissata per il giorno 19 febbraio 2019.
Aspettando la sentenza.
 
 Nino Sangerardi

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