Alla mafia diciamo NOi

La giornata della memoria e dell’impegno al Liceo Majorana Laterza di Putignano

Siete in una stanza buia, insieme ad altre persone di cui non vedete il volto. Volete fare luce per capire chi c’è lì con voi, ma non avete nulla per illuminare l’ambiente, quand’ecco che trovate un fiammifero. Lo accendete. Un guizzo di luce attraversa la stanza. All’improvviso qualcuno soffia, il fiammifero si spegne, si torna nel buio. È la metafora illustrata dagli studenti del liceo Majorana-Laterza, attraverso suggestivi disegni e cartelloni, al Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Giuseppe Gatti e al giornalista di Rai 3 Giovanni Bianco in occasione della giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, per rappresentare il modo in cui le mafie riescono a nascondersi.

Le mafie, anche se non ne abbiamo la percezione, sono ovunque, anche non lontano da noi: la mafia del foggiano è una delle meglio nascoste, più potenti e più violente d’Italia e del mondo. Gatti e Bianco ne hanno ampiamente parlato per far comprendere quali siano i meccanismi del fenomeno mafioso. In particolar modo il dott.Giuseppe Gatti ha raccontato di come gli affiliati della mafia foggiana (e delle altre organizzazioni mafiose) non comunichino più tramite i noti “pizzini”, ma attraverso canali di comunicazione telematica secretati e criptati, nei quali le istituzioni riescono difficilmente a penetrare.

Ottenere informazioni di qualunque tipo in merito è quindi molto complicato, per cui anche la più insignificante intercettazione può rivelarsi fondamentale. È il caso in cui, dopo 14 anni di silenzio, un affiliato alla mafia foggiana stava incautamente parlando ad un suo compagno, chiamato per nome e cognome, delle estorsioni ad un barista del luogo. Chiamato a testimoniare contro i suoi strozzini, il barista continuò a negare fino all’ascolto dell’intercettazione: scoppiò in lacrime e ammise davanti a Gatti, che lo interrogava, che quanto riferito in quella registrazione “non era del tutto falso”. Mentre Gatti lo rassicurava -avrebbe ottenuto una scorta e sarebbe stato sostenuto economicamente dallo Stato come testimone di giustizia – il barista rispose che stava piangendo poiché, per quello che aveva fatto quel giorno, nessuno avrebbe mai più comprato un caffè dal suo bar.

L’incontro è stato arricchito dalle storie importanti di Davide Cerullo e Lea Garofalo. Il primo, poeta nato a Scampia, entrò nella criminalità organizzata dall’età di otto anni. Arrestato in giovane età, in carcere lesse poesie di Bobin o Pasolini e attraverso la letteratura comprese quale fosse la vera grandezza che chiunque si porta dentro. Ebbe così il coraggio di sganciarsi dalle logiche mafiose. Lea Garofalo si innamora a quattordici anni di Carlo Cosco, con cui decide di stabilirsi a Milano, dove nasce la figlia Denise. La famiglia vive felice finché alcuni componenti della famiglia di Carlo Cosco vengono arrestati per traffico di stupefacenti. Lea decide che non è la vita che vuole offrire a sua figlia: lascia il compagno e si porta via la piccola Denise. Verrà uccisa a Milano, dopo aver raccontato ai magistrati ciò che sapeva e ciò che aveva visto.

Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera contro le mafie, afferma che “La mafia è ovunque, non solo al sud”. Si presenta in diverse forme, con nomi diversi, ma con la stessa mentalità criminale che sfrutta il debole, corrompe il forte e prospera all’ombra della paura e della complicità. 

Un incontro pieno di storie, racconti, aneddoti, ma anche di riflessione, analisi e approfondimento del fenomeno mafioso, che – come diceva Giovanni Falcone – “è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Un invito alla consapevolezza e all’impegno, per tutti.

Chiara Rinaldi e Marco De Robertis – 4A Classico – Liceo Majorana Laterza – Putignano

News dal Network

Promo