Bari: legale Cataldo, “suggestioni investigative, contatto con elettori non significa corruzione”

«Ha totalmente negato gli addebiti, nel senso che difende la sua linea. E cioè ha detto che era il motore della campagna elettorale ma, come si fa a certe latitudini, con il cosiddetto ‘porta a porta’, gli elenchi, ecc. Questo non significa essere dei corruttori elettorali. Si è confusa una cosa con un’altra. Per noi sono suggestioni investigative». Così all’Adnkronos l’avvocato Mario Malcangi, dopo il lungo interrogatorio di garanzia di Sandro Cataldo, suo assistito, arrestato e sottoposto ai domiciliari giovedì scorso dal gip del tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.

Sotto esame diverse campagne elettorali degli ultimi anni: quelle comunali di Grumo Appula del 2020, di Triggiano nel 2021 e anche quelle comunali del 2019 a Bari, ma probabilmente anche le regionali del 2020. Cataldo, marito di Anita Maurodinoia, fino a giovedì assessora regionale ai Trasporti, era l’animatore di una lista civica, Sud al Centro, che ha ottenuto in diversi territori riscontri notevoli. La stessa Maurodinoia, esponente del movimento, candidatasi alle regionali nelle fila del Pd, ottenne quasi 20mila voti nelle urne. Cataldo ha risposto per tre ore e mezzo alle domande del gip Paola Angela De Santis, presenti anche i tre pubblici ministeri che hanno coordinato le indagini svolte sul campo dai carabinieri.

«C’è la prova oggettiva che lui faceva telefonate e aveva contatti – aggiunge Malcangi – ma questo non significa che faceva queste cose per corrompere le persone. I veri fatti di corruzione elettorale, che pure agli atti ci sono, riguardano tre vicende per le quali Cataldo è totalmente estraneo. Ha gestito una campagna elettorale con seicento persone. Di queste seicento, tre o quattro non si sono comportate correttamente. Come fa a risponderne?», si chiede.

«La logica del ‘non poteva non sapere’ è negletta da tempo nelle aule di giustizia. Non c’è nessuno che possa dire di aver dato dei soldi (agli elettori ndr) perchè glielo ha chiesto Cataldo”, sottolinea l’avvocato Malcangi. In definitiva, ribadisce, “secondo noi è una suggestione investigativa che nasce da un dato oggettivo cioè che lui movimentava la campagna elettorale ma giunge a conclusioni sbagliate cioè che quella movimentazione fosse predeterminata o orientata verso l’illecito cioè la promessa di soldi in cambio del voto».

Agli atti dell’inchiesta Cataldo è infatti è accusato di essere il promotore dell’attività di vera e propria schedatura dell’elettorato (carte di identità, codici fiscali, certificati elettorali ecc.) ma materialmente il contatto e la promessa di compensi in denaro o altre utilità agli elettori sarebbero stati compiti delegati ad altri (spesso candidati consiglieri comunali o municipali). L’avvocato Malcangi ha chiesto l’attenuazione della misura cautelare. «Ma, se questo non dovesse servire – spiega – l’interrogatorio di oggi sarà eventualmente utilizzato di fronte al tribunale del riesame. Faccio una apertura di credito nei confronti del gip, perchè credo in quello che faccio».

«Fare gli elenchi degli elettori che verranno a votare, la cosiddetta schedatura, un termine brutto – prosegue l’avvocato Malcangi – può stridere alla coscienza comune, non è bello. Ma le campagne elettorali si sono sempre fatte così, specie nei piccoli centri. E’ vero: il voto deve essere libero e segreto però chi fa politica e le segreterie politiche, proprio per valutare i consensi, sanno chi sono gli elettori, dove votano, che fanno ma non per questo vanno a promettere soldi. Può essere sconveniente, può non piacere”. Ma ciò, conclude, non postula “l’esistenza di illeciti». (foto GdM)

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