Prosciolta dopo sei anni, 35enne barese accusata di essere prestanome di un clan mafioso

Nei giorni scorsi, il GUP, presso il tribunale di Bari, dott.ssa Casu ha prosciolto la giovane donna dall’accusa di essere una prestanome dei fratelli Francesco, Michele e Mariano Martiradonna, accusati di essere i reali proprietari di quote societarie di una società con sede in Bari alla via Tommaso Fiore, avente ad oggetto “altre attività connesse con le lotterie e le scommesse”.

La vicenda trae origine dall’operazione posta in essere dalla Guardia di Finanza di Bari nel Novembre 2018, che portó all’arresto di 22 persone, tra cui i vertici del clan Martiradonna, in particolare Vito e Francesco, padre e figlio, ritenuti responsabili della creazione di un sistema transnazionale di scommesse non legali online. L’inchiesta della DDA aveva portato appunto all’arresto di 22 persone ed alla denuncia a piede libero di altri individui accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, truffa, reati tributari, raccolta abusiva di scommesse ed intestazione fittizia di beni. L’operazione fu coordinata dall’allora sostituto procuratore DDA Bari dott Renato Nitti. All’udienza preliminare, tenutasi nei giorni scorsi innanzi al GUP Dott.ssa Casu, la giovane barese M.C., rappresentata e difesa dall’avv.Antonio La Scala, è stata prosciolta da ogni accusa ,atteso che gli elementi acquisiti durante l’indagine sono risultati insufficienti e non idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

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