Una studentessa barese negli States

Ne parlavo sempre al futuro; ora eccomi qua: nel mio quarto anno di liceo, grazie al progetto

di mobilità studentesca internazionale – cui possono avere accesso gli alunni italiani

dell’istruzione secondaria superiore per vivere esperienze di studio all’estero – vivo a

Filadelfia ormai da quattro mesi e frequento una High School americana. Nello spazio di

questa rubrica vi racconto la mia personale esperienza, che può non coincidere con quella

di altri exchange students.

I teenager americani: cosa amano davvero fare nel tempo libero?

È risaputo che negli Stati Uniti la giornata scolastica è più lunga rispetto agli orari italiani e l’ultima campanella suona intorno alle tre del pomeriggio.

Meno conosciute, invece, sono le attività pomeridiane svolte dai teenager statunitensi.  

La maggior parte di loro lavora part time durante la settimana o nel weekend, dunque il tempo libero a disposizione è minore di quello a cui i loro coetanei in Italia sono abituati. In compenso, però, hanno un carico di compiti più leggero di quello degli studenti italiani. Tale condizione permette ai ragazzi di dedicarsi maggiormente ai propri hobby e alle proprie passioni.

Molti dei miei amici amano il cinema, ragion per cui vedere un film sul grande schermo, che sia un classico o una nuova uscita, è certamente un’attività molto popolare.

Un’altra passione in voga tra gli adolescenti è la lettura. Alcuni di loro hanno perfino creato un club del libro in cui si incontrano per commentare e scambiare opinioni riguardo ai libri che hanno letto.

Molto diffuso tra i ragazzi, soprattutto nelle grandi città, è lo skateboard. Esistono parchi appositi, con installazione di rampe e muretti per i cosiddetti tricks: qui i giovani si riuniscono per provare i salti più strampalati. D’altronde, tantissimi sono i passatempi degli adolescenti americani legati al mondo dello sport. Dall’arrampicata allo yoga, passando per la bicicletta e perfino la corsa.

Fuori dalle città, nei sobborghi, è più comune per gli studenti fare parte delle squadre della scuola e allenarsi una volta finite le lezioni. Diventa così un ‘must’ anche per gli amici andare a guardare le loro partite il venerdì pomeriggio e, per molte ragazze, fare le cheerleader.

Nel fine settimana, andare a ballare è comunissimo per gli adolescenti italiani. Questa abitudine è invece illegale per i loro coetanei americani, a cui è vietato fino ai ventun anni. Così, solitamente, si riuniscono in casa di un amico per trascorrere la serata.

Non tutti i ragazzi hanno interessi così sani. Molti adolescenti nel tempo libero preferiscono recarsi in un centro commerciale per combinare shopping e fast food. Un altro hobby piuttosto deleterio – e sfortunatamente molto diffuso – sono i videogiochi. Alcuni teenager spendono una media di dieci ore al giorno sui loro smartphone per completare i livelli delle applicazioni preferite.

In generale, è evidente che l’individualismo tipico della società americana si riflette nel modo in cui i ragazzi socializzano e nelle attività che svolgono nel loro tempo libero. Numerosi sono i ragazzi che preferiscono trascorrere del tempo da soli, impegnati dalle proprie passioni. Ci sono persone che passano ore a disegnare o che amano andare al cinema per conto loro, o altre ancora che prediligono lunghe passeggiate solitarie in bicicletta.

Si nota subito la differenza con le abitudini dei ragazzi italiani, soprattutto nelle città. Se si pensasse ad un classico pomeriggio tra le vie di Bari, verrebbero subito in mente gruppi di giovanissimi seduti ai tavolini di un bar, immersi in lunghe conversazioni accompagnate da una tazzina di caffè. Il desiderio di comunità è costante, perciò la convivialità ha un ruolo chiave nei passatempi di ogni adolescente italiano.

Tali differenze sono lo specchio di due culture molto dissimili: in quella italiana, la socialità riveste un’importanza centrale nella vita di ogni ragazzo e, in generale, degli adulti; in quella americana, ogni individuo tende a fare ciò che più può rendere beneficio ai propri interessi. Ma in fin dei conti ciò che importa è che ognuno, ovunque e in ogni modo, coltivi le proprie passioni.

 

Caterina Sylos Labini – 4^C Cambridge Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” – Bari

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