Come si è svuotata la Cassa Prestanza del Comune di Bari? – 1 Puntata

Cassa Prestanza è un istituto finanziario: un ente parallelo all’INPS depositario dei contributi volontari dei dipendenti comunali di Bari.

Quanto fossero volontari quei contributi non è perfettamente definibile nella misura in cui l’art.10 del suo Statuto di regolamentazione sancisce l’obbligo di continuare a versarli fino alla quiescenza del rapporto di lavoro, a partire dalla scelta della sottoscrizione avvenuta in tempi non sospetti.

Solitamente i dipendenti comunali, per fiducia verso la propria amministrazione, avevano la tradizione di aggiungere qualche soldino alla pensione statale per il tramite di questa pensione integrativa, come accade a molte categorie di lavoratori.

Nacque cento anni fa, nel 1924 per confortare e allietare pure il loro futuro incrementando il risparmio previdenziale con una pensione parallela.

La trattenuta consisteva nel 3% dello stipendio del lavoratore.

Tutto aulico, indorato dalla promessa di un’erogazione consistente, a fine lavoro, che riconosceva un rendimento assistenziale rapportato a due volte, e fino a due volte e mezzo il capitale versato, come riconoscimento di buonuscita, senza che il controllo di gestione verificasse la consistenza della Cassa in termini finanziari.

Inoltre, detta gestione, rivelatasi un po’ troppo munifica per essere considerata equa, beneficiava il dipendente pensionando di un trattamento economico commisurato all’ultimo stato giuridico e stipendiale e non a quello corrispondente alla effettiva contribuzione versata nel rispetto dei livelli precedenti. In pratica, si percepiva una somma maggiore del trattamento contributivo pagato, corrispondente a quello retributivo dell’ultimo stipendio, ovviamente più alto del capitale versato.

Dal 2019 al 2021, poi, i dipendenti che andavano prematuramente in pensione avvalendosi legittimamente della ‘Quota 100”, obiettivamente versavano contributi inferiori alla Cassa in proporzione al numero di anni di anticipo pensionistico.

Per quasi un secolo, i dipendenti vedevano onorate le obbligazioni della Cassa prestanza, in virtù di un “Fondo di Solidarietà” di circa 500.000 Euro, negli ultimi anni, che compensavano il naturale ammanco determinato dal surplus di Uscite rispetto alle Entrate, per il meccanismo descritto.

Per tutti, ciò andava bene, a meno del contribuente barese che sovvenzionava quella plusvalenza.

Quando è scoppiato il caso “Cassa Prestanza” e perché?

Gli iscritti, si sono allarmati quando la Cassa non ha pagato più.

In seguito, affronteremo i motivi di tale insolvenza per non gravare ora il lettore di tecnicismi.

A causa delle tante nuove condizioni intervenute, la Cassa smise di mantenere le promesse, onorate per un secolo, e si avviò a partire dal 2017 verso il dissesto e l’inadempienza nei confronti dei suoi iscritti.

I dipendenti se ne accorsero quando, ormai, al momento di vedere i frutti dei loro sacrifici di una vita di lavoro, trovarono che i loro soldi erano quasi totalmente spariti.

Si sono avvicendate dal 2017 al 2024 tante vicende giudiziarie, succedutesi con esiti alterni ma senza mai vedere una conclusione, se non l’effetto di assottigliare ulteriormente i loro soldi erosi dagli onorari spettanti ai tanti liquidatori e ai tanti avvocati che giustamente pretendono di percepire, sempre dalla Cassa, i proventi del loro lavoro.

La via giudiziaria, con buona pace di chi ci credeva, finora non ha prodotto niente se non esborsi copiosi di denaro prelevato da dove già ne mancava tanto.

Risultato? Il Comune rispondeva “Bambole: non c’è una lira”. I quindici milioni di euro dei 1.400 dipendenti comunali, semplicemente non c’erano più.

Il collettivo dei quasi 1.400 iscritti alla Cassa, tra quelli defraudati del loro diritto pensionistico, ha quindi pensato di perseguire la via bonaria della mozione, in Consiglio comunale, proponendo di far deliberare, almeno, una dichiarazione d’intenti compositivi e di un parziale ristoro, fondato sul presupposto etico rivendicato dagli aventi diritto.

Ieri 11-04-2024 alle ore 16, il Consiglio comunale ha accolto la discussione sul testo elaborato dagli iscritti alla Cassa e condiviso dal Presidente del Consiglio Cavone, sottoposto al Consiglio e integrato da esso, che l’ha approvato all’unanimità dei 30 consiglieri presenti, senza alcun discrimine posto tra maggioranza e opposizione.

Grande assente: il Presidente di Cassa Prestanza e Sindaco di Bari Decaro, sicuramente impegnato in faccende improrogabili. Non c’era, comunque, a sovraintendere una quaestio di cui lui è il Presidente!

L’assemblea consiliare ha quindi approvato la deliberazione avente ad oggetto “Manifestazione di volontà e solidarietà pro Cassa Prestanza” che, in sostanza, ammette di avere una competenza nel merito di un istituto, finora considerato esclusivamente privato e, quindi, afferente a quella normativa che la vedrebbe non responsabile della vicenda.

Si tratta di un provvedimento storico perché, per la prima volta, l’amministrazione comunale formalmente, attraverso la massima assise cittadina: il Consiglio comunale, ha manifestato in un documento ufficiale la sua volontà di assumere ogni iniziativa utile, concreta, efficace, idonea a legittimare il reperimento di risorse finanziare atte a ristorare le aspettative dei dipendenti comunali iscritti a Cassa Prestanza.

È un atto generico che suona come una mera dichiarazione d’intenti, non vincolante su alcuna azione concreta, ma che almeno simbolicamente nomina il Comune come soggetto, in qualche modo, responsabile degli sviluppi e impegnato a perseguire il miglior esito per i creditori. Fino a ieri non si era mai formalmente pronunciato in merito.

E’ un atto di volontà politica che non dichiara le modalità e i tempi di reperimento delle risorse. Vale come assunzione di responsabilità. Il Sindaco ora conosce la volontà del Consiglio e dovrebbe attivarsi praticamente a risolvere il Caso.

A parte gli applausi e la commozione dei presenti, si è lasciata la palla al prossimo Consiglio comunale, che si insedierà dopo il 9 giugno 2024 se non interverrà una sospensione della democrazia, necessitata dal commissariamento dell’amministrazione per infiltrazione mafiosa nel Comune, di cui sta discutendo l’apposita Commissione.

E’ un gesto simbolico, generico e un  po’ demagogico, ma è un primo passo che appare importante alla luce della situazione preesistente, non proprio florida, dove il Sindaco sosteneva che, secondo lo Statuto, la responsabilità restava esclusivamente in capo all’Assemblea dei Soci, dando sostanzialmente ‘la colpa del delitto’ alle vittime.

Vi faremo conoscere gli sviluppi della vicenda, che potrebbe colorarsi di tinte insospettabili.

La telenovela continua alla prossima puntata!

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