Sail Now, Work Later

Dopo aver vissuto l’infanzia in un paese, come ti sentiresti a trasferirti e a passare la tua adolescenza in un altro? Lasciare la città natale, gli amici, i cari e tutti i luoghi che ti stanno a cuore a più di tremila chilometri di distanza non ti farebbe cadere in una spirale di tristezza?

Questo non è il caso di Sasha Ufnavroskaia, una studentessa del Liceo Flacco di Bari, nata e vissuta per dieci anni a San Pietroburgo e arrivata in Italia perché i genitori dovevano aprire un’azienda informatica.

 Se dovessi racchiudere la tua vita in una frase, quale sarebbe? E perchè?

 « “Sail now, work later”, che tra l’altro è anche la mia biografia di Instagram. “Sail” è proprio il verbo che significa “navigare”, e si collega allo sport che pratico, ossia la vela; mi piace l’adrenalina delle gare, il cogliere l’attimo insieme alla fresca brezza di mare. L’ho scelta per questo».

 Per lei questo sport è tutto: la sua passione è frutto di un leggero problema di salute che l’ha spinta a intraprendere la vela dopo che non ha più potuto praticare nuoto. Ha sempre coltivato l’amore per il mondo del mare sin da quando era in Russia. Il trasferimento a Bari, con il suo clima mediterraneo e il soffio del Levante, ha alimentato questa passione, oltre a farla sentire bene, allegra e spensierata.

 Hai qualche ambizione per il futuro riguardo a questo sport?

 «Il mio sogno è quello di continuare a praticare vela conciliando lo sport con lo studio dell’ingegneria nautica all’università: mi piacerebbe guadagnare facendo ciò che mi piace».

 Nella sua permanenza in Italia ha trovato molte differenze con la cultura da cui proveniva: preferisce il nostro cibo e il clima che si vive in città, un clima caldo e accogliente che però presenta un rovescio della medaglia.

 Qual è la differenza maggiore che hai trovato tra qui e la Russia?

 «Il concetto di amicizia: qui si tende spesso ad allargare il concetto di “amico” a persone con cui si parla regolarmente, ma con cui non si ha un vero legame, e per questo si dice di avere tanti “amici”. In Russia non è così: ho ancora stretti amici d’infanzia a cui sono molto legata; lì, un “amico” è quello con cui ci si confida e a cui si è molto legati, perciò ci sono pochi amici, ma veri».

 Sasha ha sempre nel cuore il suo paese: parti del suo carattere sono tipiche della sua patria e della sua cultura, ovvero la competitività e la passione per il rischio, oltre ad un rigoroso rispetto della legge. Ha ancora legami con i suoi parenti e con gli amici che ha conosciuto a scuola lì.

 La tua origine russa influisce in qualche modo sulla tua considerazione del conflitto in corso in Ucraina?

 «Ovviamente penso che la guerra sia sbagliata. Anche essendo russa, la vivo come voi: ho le vostre stesse informazioni d’altronde, magari con qualche aggiunta da parte di conoscenti a San Pietroburgo».

 Allo scoppio della guerra, l’Unione Europea ha promulgato una serie di restrizioni nei confronti della Russia e dei suoi cittadini: hanno colpito il settore dell’economia, ma anche aspetti culturali e sportivi. Molte competizioni sono state annullate; molti russi, in Europa e non, sono stati limitati nelle loro passioni e nei loro lavori; ci sono stati anche casi di discriminazione da parte di persone occidentali nei loro confronti – fenomeno chiamato “russofobia”.

 La guerra in Ucraina ha portato a delle restrizioni europee nei confronti del tuo Paese. Tu, in quanto russa che vive in Italia, come le hai sentite?

 «Le restrizioni europee hanno limitato alcuni aspetti della mia vita. Prima della guerra, infatti, visitavo spesso i miei parenti e amici in Russia; adesso è molto più complicato raggiungerli. Inoltre ho dovuto rinunciare a un evento cui tenevo tanto: avrei dovuto partecipare a una gara di vela molto importante, la Rolex Middle Sea Race, insieme a un equipaggio russo, ma è stata annullata. Fortunatamente però non ho avuto problemi con i miei amici o conoscenti».

 Lei si sente italiana. Mantiene, certo, le tradizioni del suo paese, tra cui la lingua; ma ciò che dice, come pensa e come si comporta la rendono italiana.

Niccolò De Marinis e Vito Dioguardi – 1^A, Liceo “Q. Orazio Flacco”, Bari

News dal Network

Promo