Se il governo di Pericle cade, a Bari chi resta?

L’anno 2024 segnalerà un importante passaggio politico per la vita politica barese, perché hic stantibus rebus ci sono le elezioni, dopo 20 anni indiscussi e incontrastati di centro-sinistra. Con qualche differenza rispetto al 2004: sia la generazione nata durante la contrapposizione ideologica (i boomer) che quella dei millenial, nata a cavallo della prima giunta Emiliano (elezioni 2004), si troveranno entrambe a dover scegliere tra ciò che conoscono e ciò che non conoscono. Ovvero tra un centro-sinistra che tiene in mano le redini della città ed un centro destra che così come nel 2004 propone ‘last minute’ il suo candidato sindaco.  

L’analisi di ciò che si conosce (i fatti, le decisioni, gli argomenti ‘reali’) la potrebbero fare i giornalisti, gli addetti ai lavori, i politici e gli uomini collegati alla politica, i nominati, i tecnici o i cosiddetti faccendieri della politica, ma di questi ultimi non si può parlare se non in senso negativo, nelle aule giudiziarie, quando le cose sono andate male. Ebbene, di questi resoconti fattivi ‘la Bari’ è ‘numericamente’ povera, ma nel panorama nazionale è in buona compagnia. Anche a Bari la comunicazione politica si è in questi decenni fruttuosamente poggiata su una narrazione polarizzata. Un piano inclinato privo del contraltare dei riscontri fattivi (i numeri, le decisioni): i fatti politici (ancor prima che giudiziari) sembrano non avere alcun peso né tantomeno una dimensione comunicativa propria, da “addetti ai lavori”. La narrazione ha sorpassato il suo stesso apice, quello delle campagne elettorali, e si è piazzata stabilmente in ‘pole position’ nei palazzi del potere. Ma questo succede da secoli, succede dai tempi di Pericle, il tanto citato padre del metodo democratico, e dalle riconosciute capacità dialettiche. La differenza è che questo piano è inclinato sempre di più, le opposizioni non sono in grado di fornire una narrazione alternativa e fattuale e tantomeno avrebbero pilastri sui quali poggiare l’invettiva. Chi controlla i “numeri” (e i fatti) dell’attività di chi governa?

In città questo piano, inclinato da 20 anni, forse ha assunto la stessa bieca pendenza della rampa di discesa sui cui scivolano i contenuti politici delle ultime campagne elettorali. A rifletterci bene, Pericle, dopo un lungo periodo di governo e di ostracismo ai danni dei suoi avversari politici, fu deposto dagli stessi ateniesi.
Le vicende giudiziarie partite il 26 febbraio del 2024 a Bari (130 ordinanze di arresto e sequestri a danni di esponenti di amministrazione, politica e di alcuni clan) hanno inflitto un duro colpo al dibattito pubblico cittadino. Ulteriormente aggravato dalla nomina ministeriale di una commissione (di accesso e accertamento) che dovrà esprimersi sull’opportunità di scioglimento.

La narrazione politica però è sempre piena di sorprese e quando qualcuno si aspetta che ritorni un po’ di equilibrio sui contenuti, ecco che viene polarizzata ancor più su scarni scontri ideologici e personalistici, sia a sinistra che a destra.

A sinistra con una mossa intraprendente e dal tempismo eccezionale: una manifestazione a suggello dell’identificazione mistica del sindaco con la città, con il messaggio forte di “Giù le mani da Bari”. Un messaggio geniale, per molti motivi, tra i quali vi è l’agile mossa di scostamento degli organi del governo cittadino dalle vicende giudiziarie, ma nondimeno è presente la delegittimazione della scelta del Ministero (la Commissione di acceso e accertamento per valutare lo scioglimento), come se fosse un’esclusiva forma di attacco politico, e su quei fatti giudiziari non si dovesse esprimere una responsabilità politica.  Una mossa che con i successivi arresti ed i fatti emersi a danno di esponenti del governo comunale e regionale avrà sicuramente l’effetto di un boomerang. Se non per il sindaco, che è già in piena campagna elettorale per le europee, sicuramente per le forze di coalizione, apparse ulteriormente indebolite dopo questo ‘colpo di coda’ che assume l’amaro sapore politico (prima che giudiziario!) di “non sa, non risponde”.

A destra dopo un caos iniziale, povero di messaggi politici e comunque apparso non sufficiente a scardinare i risultati vantati dall’amministrazione ‘uscente’, vi è stato un primo tentativo di compattare le forze attorno alla figura di un magistrato di origine barese (le voci dei faccendieri…) seguito da una seconda scelta, espressione di una convergenza politica su di un candidato, il quale però non ha alcuna esperienza diretta di governo. Come quando si è una stanza in compagnia di un elefante, ci si accorge di una leggera incapacità di porre al centro del messaggio alla cittadinanza una chiara volontà politica di governare. Un magistrato come candidato lancia un forte segnale di debolezza della politica a saper amministrare ovvero a prevenire e non ad arrestare, la giustizia dovrebbe essere “n’ata cos” direbbero al bar. Un candidato con nessuna pregressa esperienza di governo lascia chiaramente intendere che le convergenze sono il frutto di accordi di potere e non di concreti obiettivi condivisi da raggiungere, e nel peggiore dei casi possono lasciare il dubbio che non vi sia nessuno disposto a mettersi in gioco per la causa e che ci fosse bisogno di qualcuno da porre sull’altare del sacrificio, e nel 2004 fu proprio così.
Per amministrare Bari, che differenza c’è tra le idee di destra e quelle di sinistra? Questa la domanda da fare oggi sia agli anagraficamente reduci di scontri politici tra rossi e neri che ai millenials.

La deresponsabilizzazione dei partiti dentro e fuori la cabina elettorale e la carenza di tematiche sulla carne viva della città in questa campagna politica sono forse il risultato più evidente a cui assistiamo oggi. Da una parte un’amministrazione forte, radicata sul territorio (pure troppo…) e dall’altra l’evidente perdita di presa della politica, tutta la politica, sulla res publica, completamente appiattita e aderente alle esigenze di governo (partiti di governo) da un lato, e poco capace di contrapporre nuovi temi (partiti di opposizione) dall’altro.
Una politica che ha poco appeal per riuscire ad arrivare faticosamente nelle case delle persone con messaggi e idee forti sulla città, ma che risolutamente ci arriva comunque con altri mezzi. E Pericle muto.

Nicola Di Fiore

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