L’intelligenza artificiale: così poi lontana da noi?

L’intelligenza artificiale, IA, una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche che l’uomo abbia mai sperimentato, è la capacità di un sistema artificiale di simulare l’intelligenza umana, risultando pertanto polytropos, multiforme, versatile, ricco di sfaccettature.

Oggi si sta sviluppando nel  campo della sanità digitale, della privacy, della sicurezza informatica, della finanza, ma anche nel campo dell’editoria. Michele De Serio è responsabile editoriale della Cacucci di Bari.

Cosa pensa dell’Intelligenza Artificiale?

L’intelligenza artificiale, se usata nel modo corretto, può essere un importante ausilio nel mondo del lavoro, così come nella vita quotidiana.

In che modo utilizza l’IA nel suo lavoro?

Utilizzo l’intelligenza artificiale per verificare l’autenticità dello scritto consegnatoci, per evitare situazioni di plagio. Inoltre i software di impaginazione e grafica incorporano strumenti basati sull’IA e facilitano molto il nostro lavoro.

Riesce a seguire l’etica che l’IA richiede?

Sono del parere che l’etica non sta nell’uso o meno di uno strumento, ma nell’educazione quotidiana. Chi è abituato a cercare la via più breve, lo fa a prescindere dallo strumento a sua disposizione.

Crede che l’IA abbia solo vantaggi? Quali possono essere i rischi maggiori? 

Se viene utilizzata in modo etico e responsabile, può solo portare benefici; se viene usata in modo stolto, può portare a chissà quali conseguenze, magari anche quelle ipotizzate da Asimov nei suoi romanzi parecchi decenni fa.

Crede che il suo lavoro possa essere a rischio con l’IA?

Allo stato attuale, credo che la professionalità, la “genialità” e l’imprevedibilità dell’uomo siano insostituibili. Certo, l’IA supporta e semplifica il mio lavoro, ma al momento non credo possa ancora sostituirmi.

Secondo lei, come l’IA potrà influenzare il mondo del lavoro?

Come ogni tecnologia porterà evoluzione e ottimizzazione nel mondo del lavoro. Quando è nata la casa editrice Cacucci, i libri venivano realizzati in tempi molto lunghi: l’autore scriveva il libro a mano o con macchina da scrivere, il linotipista lo riportava sulla linotype, la correzione delle bozze era lunga e faticosa, la stampa era lenta. Oggi, anche grazie all’IA, un libro può essere realizzato in tempi decisamente più brevi. 

Farebbe usare l’IA ai suoi figli?

Ho due figli adolescenti, e mi pongo spesso questa domanda. Alcuni studi affermano che con la tecnologia il nostro cervello si atrofizza, altri che il cervello lavora in maniera differente. Se potessi, ritarderei quanto più possibile l’uso di strumenti che utilizzano l’IA per i miei figli, ma la società attuale, ahimè, non lo consente.

Quale domanda non scontata farebbe all’IA?

In realtà non sono abituato a fare domande al silicio: preferisco farle alla cellulosa, forse per deformazione professionale. Provocatoriamente chiederei alla IA quello che il Prof. Einstein disse a una sua studentessa che lo incalzava con domande su questioni di fisica ai tempi non ancora risolte: “I want to know God’s thoughts, the rest are just details”, dove “God’s thoughts”, letteralmente “pensieri di Dio”, metaforicamente sono le leggi della fisica che oggi non comprendiamo ancora. Da appassionato di fisica, credo che questa sarebbe la domanda alla quale mi piacerebbe trovare una risposta, ma credo che nessuna IA saprebbe rispondermi.

Ringraziando il signor De Serio per la sua disponibilità, porrei un’ultima domanda a tutti noi: l’Intelligenza Artificiale è una  minaccia o una necessità per l’uomo?

Nel 2014 Stephen Hawking ha messo in guardia riguardo ai pericoli dell’IA, considerandola una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità.

“Uomo versus macchina” è, purtroppo, una disputa senza tempo: saranno le macchine più abili e intelligenti dell’uomo, tanto da sostituirlo? 

“Ai posteri l’ardua sentenza”.

Sophie Caldarulo – I^F bil.

Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” – Bari

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