IA: come si interfaccerà con la didattica?

“Hey Google, che tempo c’è oggi?”

“Alexa, accendi la luce!”

“Siri, chiama mamma!”

 Siamo abituati a sentir dire, e a dire, frasi del genere ogni giorno. Forse neanche ci rendiamo più conto di quanto l’intelligenza artificiale ci circondi e abbia occupato uno spazio rilevante all’interno delle nostre vite.

Grazie all’ IA è stata realizzata persino l’immagine che raffigura noi alunne durante la quest’attività di scrittura.

Ma come siamo arrivati fin qui? E fin dove arriveremo?

Lo abbiamo chiesto a un docente della nostra scuola, l’IISS “Marco Polo”, poiché in prima persona egli ha partecipato e partecipa -in qualità di formatore- a progetti e corsi di formazione legati all’ IA: il professore Andrea Romanazzi.

Gli abbiamo domandato in che modo l’intelligenza artificiale fosse stata impiegata all’interno dell’attività laboratoriale dello scorso dicembre in occasione della celebrazione per il centenario di Calvino e come essa fosse stata applicata alla letteratura?

«Durante il progetto su Calvino si è pensato di utilizzare l’IA generativa per immagini, per creare delle illustrazioni di città e località evocate dal romanzo “Le città invisibili” . L’idea era quella di attuare un percorso di avvicinamento all’ IA e far capire cosa essa fosse, effettuando confronti tra testi e figure.»

E quindi abbiamo domandato se l’inserimento regolare dell’ IA nelle strategie didattiche possa arrecare più vantaggi o svantaggi.

«Vantaggi e svantaggi, sono entrambi presenti nelle dinamiche quotidiane della didattica in aula.

Attualmente è difficile dire quali saranno gli esiti, io credo che ad oggi possiamo ipotizzare un 60-40% di ricaduta ottimale sulle pratiche scolastiche.

60% sono sicuramente i vantaggi, perché l’ IA -se ben gestita- può aiutare tantissimo il proprio lavoro, ma è ovvio che ci sia una seconda faccia della medaglia: mentre con la terza rivoluzione industriale la macchina sostitutiva l’operaio, ad oggi, invece, nel corso della quarta, sono i lavori del presente che possono essere soppiantati definitivamente e sostituiti da altre tipologie lavorative forse ancora da definire.

È innegabile, però, il controllo dell’uomo.

Se voi siete amanti della Marvel vi ricorderete Tony Stark e J.A.R.V.I.S, quest’ultima è l’IA, questi personaggi rappresentano come i docenti debbano approcciarsi all’intelligenza, aiutandosi a predisporre il materiale didattico. Dunque un J.A.R.V.I.S senza il Tony Stark non avrebbe senso!»

Ancora incalzando con le domande, abbiamo voluto conoscere in quale misura l’ IA sia stata protagonista di numerosi corsi di formazione per docenti e perché il professor Romanazzi consiglierebbe ad un collega di frequentare un corso del genere e inserirlo nel proprio curriculum?

«Oggi con l’IA siamo in piena rivoluzione e la scuola è palestra di competenze, dunque noi non possiamo tirarci fuori e pertanto, non solo siamo chiamati a fornire delle conoscenze, ma anche delle competenze in tal senso: la competenza di un corretto uso dell’ IA. La nuova frontiera lavorativa è quella dell’intelligenza artificiale, poiché molti lavori svaniranno o saranno sostituiti. Dunque un docente, a mio parere, deve proficuamente implementare le sue conoscenze e attitudini, per essere promotore, tutor, facilitatore e regista della rinnovata istruzione delle nuove generazioni che non può prescindere da questo strumento sorprendente.»

Ragionando in generale, abbiamo chiesto, infine, in che modo l’intelligenza artificiale muterà la scena del nostro mondo e quali scenari futuri dobbiamo aspettarci.

«Dobbiamo essere aperti all’innovazione, poiché prima o poi essa sarà un’onda che ci travolgerà, che ci piaccia o no.

Personalmente sono molto propenso all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e nessuno di noi può fermare il flusso che ormai è stato messo in atto.

La cosa migliore è non farsi dominare o mettersi in contrasto con un potere enorme; che ci piaccia o meno, dobbiamo adattarci, sia noi docenti che voi alunni.

Cosa succederà noi non possiamo prevederlo, ma l’unica certezza è che non ne potremo fare a meno; di fatto, l’ IA è già stata inserita nella nostra vita in maniera silenziosa.»

Fiduciose sui cambiamenti sicuramente positivi che l’ IA arrecherà alle nostre vite, di una cosa siamo sicure, non potremo mai chiederle di trasmettere lo stesso affetto, la stessa perseveranza, passione e tenacia che solo un docente è in grado di donare.

Melissa Vanzanelli, Federica Sforza 2^ E RIM, IISS “Marco Polo”- Bari

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