Seicento liceali da tutta Italia per il Festival della Filosofia in Magna Grecia

Non si è trattato di un comune viaggio d’istruzione quello che quest’anno è toccato a me e ad alcuni miei compagni di liceo, ma un accattivante percorso formativo e culturale svoltosi in Cilento, organizzato da Giuseppina Russo e il suo staff per il Festival della Filosofia in Magna Grecia. Una bella occasione per incontrare il filosofo Riccardo Dal Ferro, autore di numerosi libri e del famoso canale YouTube e podcast “DailyCogito”.

Il filosofo ci ha riportato al confronto tra due grandi pensatori: Parmenide ed Eraclito. Per Parmenide, il bene esiste al di là delle nostre percezioni, in una realtà immutabile. Per Eraclito, invece, tutto scorre e cambia, e quindi anche l’idea di bene è mutevole.

Nietzsche criticava l’utilizzo dell’introspezione come metodo esclusivo per determinare cosa è bene e cosa è male, preferendo un approccio basato sull’analisi critica dei valori morali e delle interpretazioni del mondo, pur riconoscendo l’esistenza di fatti oggettivi e verità universali.

Kant, a sua volta, sosteneva che la giustizia si identifica con la legge, espressione della ragione umana. Ma è sempre possibile far coincidere legge e giustizia? È giusto violare la legge in nome di un bene superiore? Possiamo citare alcuni scrittori e filosofi che hanno provato a rispondere a quest’ultima domanda.

Dostoevskij, nel suo romanzo Delitto e castigo, narra di Raskol’nikov che decide di uccidere una vecchia usuraia con l’obiettivo di compiere del bene per la società, ma commettendo un grave errore: non ha preso in considerazione il peso della propria coscienza, da cui viene “perseguitato” per tutta la stesura del romanzo.

Baruch Spinoza, nell’Etica, ha cercato di comprendere la natura del bene e del male all’interno di un sistema filosofico coerente, adoperando il metodo deduttivo, ispirato alla geometria euclidea. Riconosceva la complessità della realtà umana e la possibilità di conflitti tra legge individuale e legge sociale.

Interessante è stata anche la riflessione di Locke sulla violenza nello stato di natura. Secondo il filosofo, gli esseri umani non erano naturalmente inclini alla violenza, ma questa emergeva con l’accumulazione di beni e l’assenza di leggi e di un governo. Locke non credeva che le comunità uccidessero “per il puro piacere di farlo”. La violenza era spesso il risultato di desiderio di difesa di beni e proprietà. In alcuni scritti, sembra ammettere la possibilità di una violenza legittima per punire i criminali, ma sottolineava sempre l’importanza di seguire leggi e procedure giuste per evitare che la violenza degeneri in abuso di potere.

La legge, quindi, è uno strumento utile per mantenere l’ordine della società, ma non deve essere l’unico strumento a cui fare affidamento. Infatti, pur essendo fondamentale, non è perfetta e non può tener conto di ogni scenario che può verificarsi. Per questo, accanto alla legge deve esserci la coscienza individuale, capace di discernere e scegliere in base al bene comune.

Ma quando sentiamo la nostra coscienza, è davvero la nostra o è il riflesso dei condizionamenti sociali?

Per scoprirlo, il filosofo Dal Ferro ci ha invitato al dubbio. Dobbiamo eliminare il “rumore” di fondo e guardarci dentro, nell’abisso dell’incertezza. La filosofia, in questo senso, ci insegna proprio ad abituarci al dubbio.

Solo così possiamo acquisire la flessibilità mentale necessaria per distinguere il bene dal male. Viviamo in un’epoca in cui tutti esprimono liberamente le proprie opinioni, ma siamo davvero liberi di pensare? Dobbiamo imparare a mettere in discussione le nostre convinzioni, anche le più radicate.

La legge va rispettata, ma non deve essere rigida e immutabile. Deve potersi adattare alle circostanze, soppesando i pro e i contro di un’azione che potrebbe violarla. E questo deve essere fatto con coscienza e senso critico.

Christian Marziliano – 4ASA Liceo “E. Amaldi”, Bitetto

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