Le città invisibili di Calvino rese visibili con l’Intelligenza Artificiale

Senza dubbio l’uso dell’intelligenza artificiale oggi è di grande impatto in tanti ambiti con i quali interagiamo quotidianamente: fotografia, arte, testi… 

Questo richiede una nuova literacy, cioè competenze per padroneggiare un nuovo dominio, che non può essere più solo per pochi esperti. 

Ne abbiamo parlato con i ragazzi della 5 Informatica A dell’Istituto Panetti-Pitagora di Bari che hanno a lungo lavorato con programmi per lo sviluppo di immagini digitali.

Ci hanno detto che mettere le mani in pasta, cominciare a capire il funzionamento della IA sperimentando, li ha resi expert prompter cioè persone capaci di elaborare incipit conversazionali adatti per avviare un dialogo efficace con la macchina. 

A tal proposito hanno illustrato il lavoro realizzato in occasione del centenario della nascita di Italo Calvino. 

Dopo un’attenta lettura del testo “Le città invisibili”, ogni ragazzo ha scelto una città che lo ha colpito particolarmente e ha provato e riprovato a lavorare sul testo apportando di volta in volta le modifiche necessarie affinché il programma di sviluppo di immagini digitali scelto, potesse rendere un’idea tangibile dell’immaginario suscitato in ognuno dalla lettura di Calvino.

Dialogare con la macchina è servito ad esprimere l’individualità di ognuno, infatti, a tentativi di persone diverse sono corrisposti risultati diversi.

Creare collaborazione con la macchina è servito a valorizzare l’originalità e la creatività di tutti quelli che si sono cimentati.

La tecnologia, concludono, offre sicuramente mezzi, però, sottolineano i ragazzi, è tanto potente quanto dipendente dalle richieste di ognuno, dalle istruzioni e dai comandi dati.

Questo ha richiesto loro, per il raggiungimento dell’obiettivo, tempo, analisi delle fonti, individuazione delle parole chiave, capacità di saper sviluppare un prompt chiaro ed efficace, capacità di saper fare delle comparazioni in base al testo di partenza e capacità di fare valutazioni.

Per tutti loro è stato un percorso di co-costruzione della conoscenza, di comparazione dei risultati ottenuti, di dibattito attivo e produttivo, di acquisizione della consapevolezza che le macchine comunque utilizzano informazioni date e, come tutti i dispositivi, non sono né buone né cattive ma possono rivelarsi validi collaboratori. 

Tutto dipende da come vengono utilizzate…

Il lavoro è visionabile al seguente link: https://online.fliphtml5.com/havca/wtuc/#p=1

Marco Armenise – Michele Capozzi 

5 ITIA-A Panetti-Pitagora, Bari

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