I giovani e la politica

Siamo in periodo elettorale, tutti noi siamo chiamati a votare per poter cambiare le sorti dei nostri comuni, del nostro Paesi e dell’Europa. Uno dei temi che vengono dibattuti più frequentemente nelle trasmissioni televisive e sui social è il rapporto tra i giovani e la politica. Per questo motivo ho elaborato un sondaggio che ho sottoposto ai miei coetanei, ragazzi tra i 17 e i 18 anni del liceo che frequento. Analizzando i dati emersi dal piccolo campione preso in esame, vale la pena sottolineare alcuni aspetti che danno un’ idea di che cosa pensano e come percepiscono i giovani la politica. Nel sondaggio ho proposto cinque domande. La prima domanda è stata “cosa sai della politica italiana?”. La maggior parte di loro ha ammesso di saperne poco, in genere quello che legge sui social. E infatti, così come emerso dalla seconda domanda, i canali che usano per informarsi sono le pagine social, in parte anche TG e giornali online. Alla richiesta di esprimere un giudizio sulla classe politica italiana di oggi, la maggior parte ha risposto dicendo che la considera scadente, qualcun altro mediocre. Questo dato è interessante ma, nello stesso tempo, anche preoccupante perché potrebbe spingere i giovani a non andare a votare, avendo un giudizio così negativo. Secondo gli intervistati le tre qualità principali che dovrebbe avere un politico sono l’onestà, la coerenza e la capacità di progettare il futuro. In base al giudizio negativo espresso nella domanda precedente, è chiaro che i più giovani ritengono che ai politici di oggi mancano proprio queste tre qualità, a mio parere fondamentali. Nell’ultima domanda ho chiesto cosa farebbe ciascuno di loro se entrasse in politica, quale sarebbe la prima cosa di cui si preoccuperebbe. La maggioranza ha risposto che penserebbe azioni a favore dei giovani e si occuperebbe dell’ambiente. Pochissimi hanno detto che riformerebbero la scuola. Anche questo dato mi sembra interessante. Potrebbe far pensare che ai giovani stia bene la scuola così come è oggi. Dal mio punto di vista, invece, dimostra che i ragazzi sembrano rassegnati all’idea che le cose possano cambiare nella scuola. Un esempio che mi viene in mente riguarda la comunicazione  problematica tra studenti e professori. Questa difficoltà porta i ragazzi a domandarsi “perché io sto qui a studiare concetti che sento lontani rispetto alla vita che mi circonda?”. A mio parere non basta sostituire gli strumenti o creare laboratori di ultima generazione. È necessario che i ragazzi vengano motivati a studiare e ad approfondire, per allenare lo spirito critico e imparare a relazionarsi nel modo più corretto possibile agli altri.

Nicolò Mastrolonardo IV A lsa, IISS “Pietro Sette”, Santeramo in Colle (BA)

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