CUORE BUONO O CUPIO DISSOLVI?

Il fenomeno dell’immigrazione nei Paesi dell’Unione Europea, alimentato  da masse provenienti soprattutto dall’Africa, è di natura molto complessa e ogni suo approfondimento non è mai di troppo. 

Non basta soffermarsi solo sulle  motivazioni politiche ed economiche che certamente vi sono e hanno un valore preminente e determinante. 

Esse possono così riassumersi:

I due Paesi Anglosassoni, Stati Uniti d’America e Regno Unito di Gran Bretagna,  hanno verificato sulla loro pelle quali siano i pochi effetti positivi e quali, invece,  i moltissimi negativi che il melting pot  di popoli di etnie e culture diverse produce nei luoghi di approdo e di penetrazione degli immigrati. 

Non è un caso che il Regno Unito di Gran Bretagna, approdato, senza troppa convinzione  alla baia, prima, della comunità economica europea (e ciò, favorito e  protetto Europea (con le bacchettate della Thatcher che la  riteneva un “aborto”), abbia escogitato e attuato, con la Brexit, il modo di  uscire da un tale stato di subordinazione al Nord America,  suo alleato tradizionale.  

Il sostanziale rafforzamento se non il raddoppio dei vincoli NATO e la creazione con l’Unione di vero polo satellitare degli Stati Uniti d’America non era piaciuto agli orgogliosi eredi del grande Winston.

I nordamericani, felici per l’esclusione dal danno del loro migliore alleato, raggiungevano, in maniera più che soddisfacente, l’obiettivo di contenere la crescita della concorrente economia Europea, con artifizi vari favoriti da due vicerè preposti a dirigere il loro impero coloniale. 

Che cosa essi hanno ottenuto è presto detto.

In primo luogo, dopo avere stimolato, favorito e  protetto, con buona probabilità, l’ingresso di masse ingenti di immigrati sulle coste europee, sono riusciti ad  alterare i connotati di tutti i Paesi Europei, gravando pesantemente, con il caos prodotto,  sulle loro capacità produttive.

Per fare ciò, essi hanno  dovuto verosimilmente sollecitare sotterraneamente e attraverso agenti segreti  l’attività degli scafisti, favorito il soccorso in mare con di navi appartenenti  a non meglio identificate “Organizzazioni non governative” (ONG), sostenuto con il loro potente sistema mass mediatico di propaganda  la retorica degli afflati umanitari sia dei monoteisti mediorientali (soprattutto cristiani cattolici o protestanti) sia degli orfani di Stalin (rimasti insoddisfatti del tanto “bene” fatto, nei gulag,  dal Baffone che aspettavano in Italia) e imposto, infine,  vistosi dietro-front alla Destra italiana, indebolita, su questo tema, dall’ambizione della Presidente del Consiglio di voler  diventare “una e sola al comando” del Paese, seguendo i “luminosi” esempi del passato del suo movimento politico. 

Questa politica si è dimostrata vincente per i Nordamericani: l’arresto della crescita economica europea vì è stata (eccome!) e grazie all’opera di  un fedele servitore dello zio Sam, ben noto in ambienti internazionali, l’Italia in particolare è stata data in pasto (per i servizi pubblici essenziali) a numerose società dai nomi fantasiosi (la “palma” spetta a “Plenitude”, ma la concorrenza è tanta e tuttora aperta e la fantasia potrà ancora sbrigliarsi).

Detto ciò sulle cause, per così dire  “esteriori” del fenomeno, l’analisi non può fermarsi semplicemente  alla loro indicazione, senza considerare le spinte  favorevoli di natura psico-sociologica,  che sono state date, con dichiarazioni anche stentoree,  dagli stessi destinatari dei flussi immigratori. 

In maniera sorprendente, molti europei a volte persino consapevoli dei loro stessi danni presenti e futuri, si sono dichiarati (e si dichiarano) pronti ad accogliere i nuovi venuti, portati sulle nostre coste dalle navi svedesi, norvegesi, tedesche  (di ONG) 

Si tratta, in prevalenza,  di Paesi del Nord Europa  che hanno subito sulla loro pelle (come gli statunitensi e i britannici) i disastri provocati dal fenomeno  immigratorio incontrollato  (in Svezia, la situazione è giunta a punte di “invivibilità” per gli originari scandinavi). In pratica potrebbero avere pensato: mal comune mezzo gaudio!

Battuta a parte, concludo con la mia consueta e a voi nota:

Domanda finale: Si può parlare di una sorta di “cupio dissolvi” che attanaglia una grande parte della popolazione del “vecchio” continente (ma non estranea anche al “nuovo” dove, anzi, assume forme suicide anche più violente  se si pensa ai massacri nelle scuole) che avverte di regredire economicamente,  politicamente e civilmente in modo spaventoso e non sa cosa altro fare se non andare incontro, consciamente o meno,  alla “denatalità” e all’apertura dei propri confini a popoli meno corrosi dagli effetti deleteri dalla cosiddetta “civiltà occidentale”?

LUIGI MAZZELLA

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