“Un uomo di poche parole.” Anche gli ultimi fanno la storia

In questi giorni, nell’ambito del Progetto lettura del Liceo Classico “Flacco” di Bari, è stato ospitato lo storico Carlo Greppi, che si occupa di storia del Novecento, e che ha presentato agli studenti uno dei suoi ultimi saggi, Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, edito dalla Laterza.
Greppi ci trasporta nel racconto biografico di un individuo che, apparentemente, sembra insignificante per la Storia: Lorenzo Perrone.
Ma chi era Lorenzo? Un muratore piemontese, burrascoso, povero, quasi analfabeta.
Non aveva nulla, non possedeva ricchezze né titoli. In lui ardeva solamente una grandissima forza di volontà e un enorme spirito di solidarietà che lo portò a rischiare ogni giorno la propria vita, lavorando al di fuori del reticolato di Auschwitz III-Monowitz, negli anni bui della nostra Europa.
Sullo sfondo della dura realtà della Seconda guerra mondiale e degli immani soprusi dei campi di sterminio, Greppi pone al centro della sua ricerca storiografica la figura esemplare di un uomo capace di dimostrare che, nonostante fosse l’ultimo circondato da primi, è possibile trovare nella semplicità, nella quotidianità della vita il gancio che salva e rende un senso alla vita stessa.
E Perrone donerà la salvezza a Primo Levi, autore di Se questo è un uomo, il crudo  e lucido memoriale che mira a raccontare le traumatiche esperienze vissute in prima persona nel lager.

I due si incontrano, separati da un filo spinato, consci di essere soltanto due comuni esseri umani. Lorenzo decide, spontaneamente, di aiutare il chimico torinese, ormai ridotto a una larva, e ogni giorno, per sei mesi, nel 1944, gli porta una razione di zuppa per sostentarlo, per permettere a Levi di scampare alla malnutrizione dovuta alle disumane condizioni di vita del campo. In cambio Lorenzo vuole solo un favore: che i suoi scarponi da lavoro vengano riparati da Primo.
Le loro vite si intrecciano inevitabilmente, i due diventano amici. Un rapporto straordinario, destinato a durare fino al 1952, anno di morte di Perrone, ormai completamente distrutto dall’alcol e dalla tubercolosi.
Sommersi e salvati è il capitolo di Se questo è uomo che descrive uno dei più problematici sentimenti conosciuti dalla vita umana: la colpa.
Primo Levi è un salvato, sopravvissuto all’inferno del lager. Prova vergogna, ira, tristezza, per non essere morto, per aver ricevuto una seconda chance di vivere.
Lorenzo Perrone è un sommerso, trucidato dal peso schiacciante della sua storia.
Ma Primo non dimenticherà Lorenzo, tanto da dare il suo nome ai suoi due figli, Lisa Lorenza e Renzo. Primo non dimenticherà Lorenzo perché, grazie all’ignorante muratore di Fossano e al suo gesto umano ha ritrovato, pur nel lager, l’umanità.
Greppi, attraverso le sue competenze di storico e scrittore, riporta alla luce la figura di Lorenzo Perrone, dona dignità a un uomo vissuto tra i gradini più bassi della società.
Il suo lavoro non è stato facile: scovare testi, racconti, giornali, documenti, testimonianze che potessero restituire l’identità di una figura quasi totalmente ignota al palcoscenico della storia contemporanea è un’impresa. Un’impresa, però, che si è rivelata gratificante, perché volta a far conoscere un uomo il cui unico obiettivo era salvare un altro uomo.Lorenzo Perrone è l’emblema dell’impulso umano ad aiutare, a mostrare fratellanza, a non rinunciare, anche in situazioni difficili, alla propria umanità.

Non bisogna dimenticare uomini semplici come Perrone, che hanno saputo agire contro il male, quello pianificato dal nazismo nel caso di Lorenzo, in un mondo tuttora dilaniato da guerre, discriminazioni, ingiustizia e odio.
Due vite esemplari, quelle di Lorenzo e di Primo, rappresentate nella copertina del libro: vicino al filo spinato, gli scarponi da lavoro e la gamella per la misera zuppa del campo.

 Serena Di Ceglie – 4^C Cambridge Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”, Bari

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