Alla MAFIA rispondiamo …NOi

Lunedì 13 maggio 2024, l’Associazione Nazionale Magistrati di Bari ha accolto noi studenti dell’I.C. Mazzini Modugno presso l’Auditorium della Legione Allievi della Guardia di Finanza per trascorrere insieme una giornata con lo scopo di piantare in noi ragazzi i primi semi della legalità.                                                                                                                                                                                                                 Solidali, come afferma nel suo discorso di apertura la Presidente dell’ANM di Bari, Antonella Cafagna, nella costruzione della prima linea antimafia che non deve predicare ma praticare la legalità a partire dalle scuole, attraverso un movimento culturale che abitui le nuove generazioni a saper fiutare e rifiutare il compromesso morale, la complicità, la contiguità, l’indifferenza e a scegliere quotidianamente la legalità come strumento del bene comune.

L’iniziativa si è svolta in occasione dei 250 anni della Guardia di Finanza, per commemorare la strage di Via D’Amelio e la tragica morte del Magistrato Paolo Borsellino e si è articolata in due momenti: la visione dello spettacolo teatrale e il successivo dibattito sui temi affrontati.

Il primo, intitolato La stanza di Agnese, racconta un dialogo immaginario fra Paolo Borsellino e sua moglie, Agnese Piraino, interpretata dall’attrice Sara Bevilacqua, per il cui ruolo è stata premiata con il prestigioso premio “Eolo Award 2024”.

Il monologo prende avvio con la celebre frase “Via D’Amelio è stato un colpo di Stato, Via D’Amelio è una strada senza uscita”: ripercorrendo la storia di Paolo Borsellino, ci ha ricordato che prima ancora di diventare il magistrato che noi tutti conosciamo, era un marito e un padre pronto a sacrificare tutto per la Giustizia, senza mai gridar vendetta. Un flusso incessante di ricordi con toni che alternano tenerezza per la propria famiglia e indignazione per i traditori dello Stato.

Subito dopo lo spettacolo teatrale vi è stato un momento di confronto durante il quale ci è stata data l’opportunità di formulare e rivolgere alcune domande ai magistrati presenti, affiancati da Lella e Pinuccio Fazio, genitori di Michele Fazio, morto ormai 23 anni fa, per errore, durante una sparatoria mafiosa.

L’ingiustizia dell’operato mafioso ha colpito anche i figli del magistrato Paolo Borsellino: Lucia, Fiammetta e Manfredi, che hanno vissuto il dolore e il timore di perdere il loro padre sin da bambini, dal momento in cui sono venuti a conoscenza dei rischi che correva ogni giorno.

Durante il dibattito, un concetto ricorrente è stato quello della “memoria viva” e dell’importanza del non dimenticare, in quanto ogni ricordo vivo fa in modo che nessuna vita sia stata sacrificata invano:

Dobbiamo parlare perché la mafia ha paura di noi quando alziamo la voce

Un’altra riflessione è stata incentrata sul ruolo che la donna assume nella cultura mafiosa, in quanto alla base di questa c’è lo stereotipo di donna che è possibile maltrattare e sfruttare, prima di usarla per inserirla nel contesto criminale.

Per una scelta d’amore le donne collaborano con la giustizia

La riflessione più importante si è sviluppata a partire dal concetto stesso di legalità, perché noi siamo abituati a pensare a questo concetto in contrapposizione a quello di criminalità organizzata, fondata sulla concezione negativa dell’altro e quindi sull’ omertà. Per combattere tutte le forme di criminalità organizzata, bisogna, quindi, impegnarsi sulla costruzione del “NOI”, una comunità fatta di Istituzioni e cittadini, contrastando la Mafia basata sull’ “IO”.                      

La solitudine esprime l’assenza di una comunità”.

Alberta Del Core, Benedetta Mannarelli, Ester Musso, Elisa Visicchio -2^D Secondaria IC “Mazzini – Modugno”, Bari